domenica 18 aprile 2010

Stroke: Songs for Chris Knox (Tall Dwarfs) (Merge Records 2010)



Eccetto qualche granello non ne sò ancora una cippa di questa sabbia di band, ma sò una cosa.
Sò chi è Chris Knox.

L' inarrestabile Webbatici di Tuning Maze mi ha fatto conoscere i Tall Dwarfs, ed io ne sono rimasto folgorato per tutte le vibrazioni BarrettVelvetSuicideByrds annusate. Sono un duo neozelandese molto creativo, minimale, a tratti sperimentale e spartano negli arrangiamenti (chitarre, drumbox, casiotone e eventuali aggeggi vari), si alternano agli strumenti come api sui pistilli e ogni loro pezzo sembra un album in se. Sono a capo della comune pop del posto con un quattro piste in costante produzione. L' etichetta che registra i loro lavori e quelli dei gruppi fratelli è la label indipendente Flying Nun.
Questa compilation è un opera di solidarietà economica per la riabilitazione necessaria dopo l' improvviso colpo ('stroke') di Chris Knox, uno dei due membri dei Tall Dwarfs.
Come spesso succede nei tributi la qualità delle cover è altalenante, in stretta relazione ai propri gusti musicali, sicchè...

tralasciandomi dietro le simpatiche canzoni come "Glide" di Alec Bathgate o "Round these walls" di The Token Tones (and friend) o le zuccherose caramelle pop come "Not Given Lightly" di Boh Runga
mi sono immerso in "Lapse" la meravigliosa carezza di Bill Callahan (Smog), davvero splendida,
nella nuda speranza di Will Oldham, che solo un lamento di vero dolore può sussurare,
nella religiosa e fraterna melodia di "The Other Skin" di Shean Donnely,
ai Lambchop in puro trip Roxy Music (un' acustica "In Every Dream Home a Heartache"),
nel Barrett in salsa stoner (solo voce e chitarra) di "The Mountain Goats",
alle atmosfere acustiche modello Robyn Hitchock di Jeff Magnum con "Sign the Dotted Line",
all' eterea "Coloured" dei Yo La Tengo,
agli echi tirannoglam di "Just Do It" di The Bats,
al carillon elettrico di Lou Barlow con "Song of the tall poppy",
alla sognante ballata acustica colorata con il raga di "I' ve Left Memories Behind" di Jay & Sam Clarkson,
alla discesa nel lato Tall Dwarfs sperimentale con "Napping in Laplande" dei The Nothing,
alle atmosfere Castanets di "The Slide" di Shayne Carter (una preziosità),
ai dirupi elettronici in saturazione dissonante di "Grand Mal" di Pumice,
al pop visionario a ritmo 'Clap your hands' di "It' s Love" di The Finn Family con un tempo di batteria figlio di Gene Krupa !..

Gli episodi che mi sono piaciuti meno sono decisamente i Genghis Smith con "Growth Spurt", una stucchevole e statica ballata alla Chumbawamba, "Becoming Something Other" di Jordan Luck, un incrocio tra Simon Le Bon e U2, la sciapa minestrina di "Driftwood" dei neozelandesi The Verlaines. Ma sono gusti, ad altri potrebbero pure piacere.


Disc 1:

1. Jay Reatard – Pull Down The Shades
2. The Checks – Rebel
3. The Bleeding Allstars – Ain’t It Nice
4. Peter Gutteridge – Don’t Catch Fire
5. The Chills – Luck Or Loveliness
6. David Kilgour – Nothing’s Going To Happen
7. The Crying Wolfs – All My Hollowness To You
8. Stephin Merritt – Beauty
9. Portastatic – Nostalgia’s No Excuse
10. The Mint Chicks – Crush
11. Jay & Sam Clarkson – I’ve Left Memories Behind
12. Sky Green Leopards – Burning Blue
13. Shayne Carter – The Slide
14. Pumice – Grand Mal
15. Hamish Kilgour – Knoxed Out

Disc 2:

1. Boh Runga – Not Given Lightly
2. Red & Zeke (Feat. Bill Doss and Neil Cleary) – Bodies
3. Jeff Mangum – Sign The Dotted Line
4. Bill Callahan – Lapse
5. Genghis Smith – Growth Spurt
6. Yo La Tengo – Coloured
7. AC Newman – Dunno Much About Life But I Know How To Breathe
8. Alec Bathgate – Glide
9. Don McGlashan – Inside Story
10. Sean Donnelly – The Outer Skin
11. Lambchop – What Goes Up
12. The Mountain Goats – Brave
13. The Tokey Tones (and friends) – Round These Walls
14. The Bats – Just Do It
15. Bonnie ‘Prince’ Billy – My Only Friend
16. The Finn Family – It’s Love
17. Jordan Luck – Becoming Something Other
18. The Verlaines – Driftwood
19. Lou Barlow – Song Of The Tall Poppy
20. The Nothing – Napping In Lapland
21. Tall Dwarfs – Sunday Son









4 commenti:

il giardino di enzo ha detto...

bello il post precedente!
grazie leo.

ps: parola da inserire "comout"

bart ha detto...

volevo dire bel blog, non è che io sia proprio uno con interessi musicali ma queste recensioni che fai mi garbano assai (sarà anche che probabilmente condividiamo gli stessi gustio sonori)

leolips ha detto...

@ Enzo : gran roba nel passato eh ?..al tempo non c' erano certo i riflettori del rock..potevano permettersi di essere molto espliciti.

@ bart : grazie per i complimenti Guido..tra un pò volevo recensire una tua vecchia gloria..i Circle Jerks (non mi sbaglio vero?)..

bart ha detto...

non sbagli