domenica 18 luglio 2010

13th Floor Elevators - Reverberation (Mono single mix)

Ormai ci sono abituato. Cerco di farla carburare, ma niente, non parte.
Eppure a volte sembra che funzioni. Calcoli, previsioni, pianificazioni, qualche ricordo. No niente, è come essere dentro una bolla, ebete rimbalzo dentro il liquido senza trovare una via.
No, non sono mai riuscito ad addomesticarla, la mente.
La situazione la descrive bene Roky Erickson al 13 piano.


13th Floor Elevators - Reverberation

Bene, finalmente hai trovato la tua inerme mente,
è intrappolata dentro tua pelle.
Vuoi partire,
ma credi che non tornerai di nuovo indietro.
Solo tu lo sai,
devi andare ma ancora non riesci a uscire.
Provi e provi,
muori e muori.
Sei bloccato dai tuoi stesi dubbi.
Riverberazione
Riverberazione
Non trovi pace,
non cessa,
è eccessivamente irritante.
Continua ad accecarti,
è lì dietro,
ogni tua esitazione.
Mantiene il tuo pensiero,
la tua mente è catturata
tu sei fissato con fascino.
Pensi che morirai,
è solo una bugia,
è un’elevazione all’indietro!
Riverberazione
Riverberazione


mercoledì 14 luglio 2010

Marc Bolan & T.Rex - "Light Of Love" [Promo '74]

Che cos' è la Giurassica Spavalderia Rock (G.S.R.)?
Un esempio viene fornito bene dal Tirannosauro Marc Rex Bolan.
Si noti bene il movimento delle labbra e della lingua nonchè le brevi ma decise mosse di bacino, in evoluzione Elvis-disco.
Nel testo le frasi si ripetono spesso, dilatando il significato verso un salma-mantra-boogie-rock appartenente alla specie Glam.
Si riproducono in piccoli gruppi, preferibilmente verso sera, nei periodi più hot dell' anno.

La Luce dell' Amore

La la la la la la la la
La luce dell'amore

Oh luce dell'amore
Non vuoi brillare su di me
Non vuoi brillare su di me
Luce dell'amore

Oh non vuoi bruciarla
Non vuoi bruciarla per me
Non vuoi bruciarla per me
La luce dell'amore

La luce dell'amore
Non vuole splendere
Non vuole splendere per me,yeah

La la la la la la la la
La luce dell'amore

Oh la luce dell'amore
Non vuoi lasciarla brillare
Non vuoi lasciarla brillare
La luce dell'amore

Oh,il fuoco dell'amore
Non vuoi lasciarlo bruciare
Non vuoi lasciarlo bruciare
La luce dell'amore

La luce dell'amore
Non vuole splendere
Non vuole splendere per me,yeah

La luce dell'amore
Non vuole splendere
Non vuole splendere per me,yeah

La luce dell'amore
Non vuole splendere
Non vuole splendere per me,yeah

Oh luce dell'amore
Non vuoi splendere per me
Non vuoi splendere per me
La luce dell'amore

martedì 13 luglio 2010

Mount Carmel - Mount Carmel (Siltbreeze 2010)


La macchina del tempo esiste, al solito ce l' hanno gli Americani.
Ma stavolta l' esercito sotto paranoia Abdullah-Ashim-Hussein s' aspettava delle barbe e s' è fatto fregare da 3 ragazzini di Columbus, Ohio: i fratelli Reed ( Pat e Matt ) hanno escogitato il piano con l' aiuto del diciassettenne batterista Kevin Skubak e sono riusciti a fottere la preziosa macchina sorvegliata!
Mentre i corpi speciali cercano il marchingegno nelle latrine di Kandahar i tre ragazzi ne esplorano le potenzialità rinchiusi nella loro cameretta.
Iniziano a scrivere comandi sulla tastiera in plutonio... "Livin like I Wanna" e in un attimo eccoli catapultati nei panni dei Blue Cheer nel 1967 a San Francisco.
Che figata - dice Kevin- proviamo di nuovo.."Still listening" ..la macchina li risucchia e li catapulta sempre nello stesso anno passato, il 1967, ma a Londra, nella Crema colorata di Bruce Baker e Clapton.
Forte gente - ribatte Pat- ma non c' è modo di cambiare anno? ....riproviamo...."Hear me callin"...WakaSwip!...1968, un anno in più, ma ancora sull' isola inglese...anzi più precisamente stonedhenge.. ma si, Ten Years After!!!
Tutto chiaro no?..


Mount Carmel are: Kevin Skubak (drums), Matthew Reed (guitar), Patrick Reed (bass)

Songs:
1 Livin Like I Wanna
2 Still Listening
3 Zz Breakers
4 Sacksburg
5 Hear Me Callin (Alvin Lee/Ten Years After)
6 I Work While You're Sleeping
7 Studio Jam

Stilbreeze Records
Mount Carmel My Space






giovedì 8 luglio 2010

Darwin Deez - Radar Detector/Up in the Clouds (Lucky Number 2010)


Mettiamo il caso che a Julian Casablancas e soci piacesse tanto il Pop.
Poniamo anche che ai signori Strokes non dispiacerebbe affatto rimbalzare intorno a qualche drum machine.
E paradossalmente che si divertissero nel colorare quà e là i loro refrain con simpatiche glasse elettroniche; cosa ne verrebbe fuori ?
Il risultato dell' esperimento ha un nome gente : Darwin Deez.
E indovinate un pó da dove viene ?
Si certo, da New York.
I video meritano, dategli un ochhio.



lunedì 5 luglio 2010

A.V. - Blues Explosion (Atlantic 1984 - 12'')


Ero pieno di brufoli quando entrai di soppiatto in quella tenda. Il campeggio era deserto - avrei potuto agire con tutta calma.
Il tesoro che trovai non luccicava abbastanza quando scivoló nelle mani senza rughe. Me ne resi conto solo dopo, nel tempo. In quel momento non avevo proprio idea che cosa sarebbero state per me quelle tre cassette registrate.
La scrittura dentro il foglietto - pennarello nero - era già sbiadita - virata al rossiccio - ma affiorava ancora il tratto preciso e maturo di un padrone giovane - più grande di me certo - che la sapeva più lunga - più lunga di me.
Solo per questo mi sentivo in colpa. Per aver rubato ad una persona che di sicuro avrei stimato. Ma la mia missione era la musica ed il valore della causa giustificava il gesto.
Tre cassette da 90, un classico.
Nella prima 'Texas Flood' di Steve Ray Vaughan e l' omonimo di Johnny Winter - Cazzo, non avevo mai sentito il blues così..ero fermo a B.B.King!.
La seconda era tutta di Miles Davis, periodo cool - una poesia che fui pronto ad inniettare all' istante. (non mi ha più lasciato).
Nella terza c' era un mistico mistone. No, no niente scale orientali stavolta.
Ancora Blues. BLUES EXPLOSION !

Un album , anzi per la precisione un 12 pollici, con registrazioni tratte dal Montreux Jazz Festival del 1982, in Svizzera.
John Hammond con la sua No Money Down..pura energia di un uomo con chitarra/armonica/voce e Koko Taylor con la sua Wang Dang Doodle (pezzo scritto da Willie Dixon appositamente per lei).
La cassetta non conteneva immagini, così per anni non ho mai capito se Koko era maschio o femmina..una voce così incredibile.

Fù davvero un gran furto quello.

P.S. Siccome la cassetta l' ho persa mannag...chi riesce a trovare stò disco sulla rete mi farebbe un fischio ?..



Performers
John Hammond
Stevie Ray Vaughan and Double Trouble
Sugar Blue
Koko Taylor and The Blues Machine
Luther "Guitar Junior" Johnson and the New Hawks
J.B. Hutto and the New Hawks




Side One:
John Hammond - No Money Down
Stevie Ray Vaughan and Double Trouble - Flood Down In Texas (aka Texas Flood)
Sugar Blue - Another Man Done Gone
Side Two:
Koko Taylor and The Blues Machine - Wang Dang Doodle
Luther "Guitar Junior" Johnson and the New Hawks - Walkin' The Dog
J.B. Hutto and the New Hawks - I Feel So Good






Tom Petty - Mary Jane's Last Dance (MCA 1993)

Si, a volte sforna dolciastre canzoncine più Pop che Rock (sopratutto nei malefici anni 80), ma a me piacciono lo stesso.
Petty è un cavallo di razza.
Qualche obiezione ?



lunedì 28 giugno 2010

The Stack - Poison Ivy (Charisma 1969)


Poison Ivy è il pezzo di Jerry Leiber e Mike Stoller.
Pluricoverizzato nella storia (Stones, Coasters, Dave Clark Five, Manfred Mann, Billy Thorpe & The Aztecs, e sig..Giuliano Palma).
Immaginatevelo fatto dai Grandfunk Railroad..oppure dagli Iron Butterfly più roventi..
ecco gli Stack !
Sono nati nel 1967 a Los Angeles.
Il pezzo è tratto dall' lp "Above All" del 1969 per Charisma.
In vinile ne esistono soltanto 10 copie al mondo (!!)
Credo che una copia sia nelle mani di Steve Jobs, una ce l' ha Bin e forse Silvio ne conserva lo Split!..
Benedetta Mamma Net!

..mi correggo...mi dicono che Antonello (il frontman dei Traumatics) ha una ristampa degli anni 80, a Tirrenia, nella villetta dei collezionisti.


Credits:
Bill Sheppard (vocals); Rick Gould (guitar); Bob Ellis (drums)

sabato 26 giugno 2010

The Model (1978-1980-1987)

The Model è una canzone di Ralf Hütter, membro dei Kraftwerk.

La versione ruffiana e conturbante degli Snakefingers (1980)



Quella militare di Steve Albini con i suoi Big Black (1987)



e l' originale Kraftwerk (1978)

lunedì 21 giugno 2010

The Jim Jones Revue - Rock'n' Roll Psychosis (Punk Rock Blues 2008)

Dopo i sensazionali Thee Hypnotics e i roboanti Black Moses, il signor Jim Jones non si dà tregua.
Il Rock'n'Roll di Little Richard starnazzato in lo-fi da un figlio dell' iguana.


giovedì 17 giugno 2010

Nikki Sudden

Ancora brevemente su Nikki ... visto che stò leggendo il suo libro.QUI



Vi piacerebbe sapere che c' è in quella stanzetta che dite eh ?!?!
Il pezzo è fortissimo si chiama Hanoi Jane..



La malattia che si chiama Keith Richards ha intossicato Nikki e i suoi Jacobites..



Ma si fa presto a scivolare in queste smielate quà...In questo gruppo c' è Dave Kusworth il compagno di Nikki nei Jacobites..



Questo è un video senza audio che mi fà capire Nikki..



Con Phil Shoenfelt in un Western Loureediano. Fantastico.



La veglia..
Quando Nikki Sudden è morto chi lo amava ha fatto questo.
E leggendo queste due pagine tratte dal suo libro si può dire che l' abbiano davvero accontentato.



mercoledì 16 giugno 2010

The Lips - Live

I Lips dal vivo 6 anni fà.



Nikki Sudden & The Jacobites - Death is Hanging Over Me (Creation Records 1986)

La vita è un diritto,
ma la morte immortale ghigna.
L' affamato ha più diritto
ma la morte immortale ghigna.
Colui che insegue i propri sogni
e le leggi del cuore.
Colui che si lascia baciare dalla pioggia
e pulire dal vento,
cullare dalla Luna.
Ma la morte non è lontana.
Solo dietro.



Nikki Sudden & The Jacobites - Death is hanging over me
from the album "Texas"

Death is hanging over me
Though this room is seldom cold
Rosewood candles light the way
Along this tarnished road.

Death is hanging over me
In it's empty covered shroud
Death is hanging over me
And it could never seem too loud.

It's waiting in my arms
Like a perfect glimpse of white
A thousand islands twist and fall
In the morning light.

Death is hanging over me
It merely twists and falls
Death is hanging over me
But I can't hear it at all.

My death waits there


lunedì 14 giugno 2010

Beau Brummels - Bradley's Barn (Warner Bros 1968)



Ico ha tolto la polvere che avevo su questo disco. A dir la verità non era molta. L' ho ascoltato migliaia di volte appena scoperto e periodicamente lo faccio risuonare.
Questo disco piace molto ad Alex.

Considerare Bradley's Barn un disco dei Beau Brummels è fuorviante. Ci fù una prima scrematura dei membri originali con il disco precedente "Triangle" (1967), poi in "Bradley's Barn" rimasero in due, il signor Spampinato in arte Sal Valentino alla voce (futuro cantante degli Stoneground) e Ron Elliott alla chitarra.
Registrato a Nashville negli storici studi di Owen Bradley il disco vede la partecipazione di prestigiosi session man.
La crema è così composta :
Kenny Buttrey alla batteria. (Per citare le sue più famose collaborazioni : Blonde on Blonde/Nashville Skyline di Dylan e After the Goldrush/Harvest di Neil Young) Jerry Reed alla chitarra, David Briggs alle tastiere e Norbert Putnam al basso.
Nella strumentazione dell' entourage però la steel guitar non c' è e nemmeno il fiddle, tantomeno il cantato yodel.
Ma Bradley's barn è considerato un precursore del country rock, perchè ?
Eppure è uscito lo stesso anno (1968) di Sweetheart of the Rodeo dei Byrds...forse la differenza stà proprio nel confronto: l' album dei Byrds è country quasi al 100%, mentre Bradley's anticipa le sonorità di The Gilded Palace of Sin dei Flying Burrito Bros, manifesto indiscusso del country rock.
Le composizioni di Elliott con i propri ritmi lenti, spesso a ballata e, il canto di Sal Valentino, vibrante e lirico danno vita ad un sofisticato folk quasi pop di natura country, così definibile country rock.
Ma per me non finisce qui; io in Bradley's barn ci sento altro. È solo un parere personale condiviso da alcuni amici ma c' è un odore nel disco che ritornerà in alcune sonorità Californiane anni 80. Penso ad alcuni gruppi del cosiddetto paisley underground. Penso principalmente ai Thin White Rope. Ed è per questo che lo considero un disco Country Rock Psichedelico.
Ditemi se sbaglio.
Ah, un ultima cosa..ci sono due amici miei (Emi e Cate) che in un viaggio di qualche anno fa' nel sud Americano giurano di aver visto la fattoria raffigurata in copertina, chissà se è quella davvero.
Come tirarsi giù il disco lo sapete vero?...

Jerry Reed (guitar)
David Briggs (keyboards)
Norbert Putnam (bass)
Kenneth Buttrey (drums)
Ron Elliott (Guitar, Vocals)
Sal Valentino (Vocals)



1. Turn Around
2. An Added Attraction
3. Deep Water
4. Long Walking Down To Misery
5. Little Bird
6. Cherokee Girl
7. I'm A Sleeper
8. Loneliest Man In Town
9. Love Can Fall A Long Way Down
10. Jessica
11. Bless You California




Change is Now


...è all' orizzonte.

Sono quasi alla meta di un nuovo inizio.

Cambio Vizi e Ritmi.

Mi sembrava giusto dare una nuova veste
anche a Musiconthecable per l' occasione.

Big Boys - Funk Off' / Baby, Let's Play God (1983)

---FuckinFUNKhardcore---


martedì 8 giugno 2010

The Only Ones - City Of Fun (1978)

Ma che ci fà un gruppo come gli Only Ones in terra d' Albione...
ehi ma signor Peter Perrett non sarebbe stato meglio nascere a New York e suonare al CBGB's ??...
(Gli Only Ones faranno infatti spalla ai beniamini Televison per il loro tour Europeo)


sabato 5 giugno 2010

Swell Maps - Let's Build A Car (1979)

Sciagura.
Inquinato dalle ballate acustiche del postumo Nikki Sudden ho sempre rimandato l' ascolto del suo primo gruppo, gli Swell Maps.
Nati nei primi settanta a Birmingham, dalle pulsazioni sonore dei fratelli
Godfrey - ribattezzati in Nikki Sudden e Epic Soundtracks - gli Swell Maps riescono a fondere il nichilismo punk con l' ipnosi del Kraut in una estrosa miscela dissonante e spigolosa, vera linfa per l' embrione appena in vita del genere post-punk.
Il pezzo qui proposto è "Let's Build A Car", singolo uscito nel 1979 per Rough Trade.
Simon Reynolds nel suo tomo certosino - "Post-punk 1978-1984" definisce "Let's Build a Car" un frenetico pandemonio ed il gruppo " l' anello mancante fra Neu! e Sonic Youth".
Che dire..ha proprio ragione !


Comunicazione di servizio


DCMA (Digital Millennium Copyright Act) alle calcagna.
Storie di banditi e Copyright.
Tolti i download da musiconthecable.
Si invita gli scaltri visitatori a far uso di CapitanCrawl,
ProgNotFrog e similari, nonchè di semplici ricerche sul boss della rete
Mr. Gugle.
Musicothecable proseguirà con parole e video.

giovedì 3 giugno 2010

Black Milk Freak Magazine


Ci sono siti di Rock'n'Roll che fanno trasudare i nostri browser e si attorcigliano alle nostre fantasie come cavi del microfono intorno al collo di Stiv Bators.
Ci sono siti di Rock'n'Roll che raccontano storie marginali di anti-eroi immor-ali/tali da far rabbrividire le pudiche orde che sopravvivono nel paese.
Ci sono siti di Rock'n'Roll libera-mente e smuovi-palle di liberi appassionati senza catene d' etichetta
Aihmè, nel nostro idioma di questi siti ce ne sono pochi.
Uno di questi è Black Milk Freak Magazine gestito da Andrea(the big bad voodoo daddy)Valentini.
E questa sviolinata se la merita (anche perchè ha pubblicato un mio articolo su Rowland S. Howard!! QUI)

sabato 29 maggio 2010

ONLYONESONG:Rowland S. Howard - Dead Radio



Quando si dice 'SFERRAGLIARE'.

"Dead Radio"

March 17, 2006
Cherry Bar
Melbourne, Australia

You're bad for me
Like Cigarettes.
But I haven't sucked
Enough of you yet.
Nothing is sacred,
And nothing is true,
I'm no-one that's nowhere,
When I'm here with you.
I've lost the power I had to distinguish
Between what to ignite and what to extinguish.
I blew in last night,
I'm the ghost from the coast.
When the lighting is bad,
I'm the man with the most.
You left me to choke,
On a heart up in smoke,
Smiling through your tears,
And your tetracycline overdose.
You're good for me
Like coca-cola.
I don't get any younger,
You don't get any older.
Everything's sacred,
And everything's true,
All this is possible,
When I'm here with you.
I've got a lot to say,
But I won't speak with my mouthful.
I'd like to spit it out,
But I keep my own counsel.

giovedì 27 maggio 2010

ONLYONESONG:White Boy - I Could Puke (1977)

What's goin' on..???


Una delle prime punk band di Washington, i White Boy sono formati da padre e figlio, James e Glenn Kowalski.

IAN MACKAYE: Alle medie inferiori andavo alle Gordon, che erano al 95% mere, ma c' erano questi ragazzi bianchi di Tacoma Park, uno dei quali si faceva arrivare i singoli dei White Boy, tipo "I Coul Puke" (..) Era una coppia padre e figlio, Mr. Ott e Jake Whipp, cioè James e Glenn Kowalski. Il figlio minore Gary faceva il fonico. Come mi piaceva quel disco. Intendo "I Could Puke". James quando cantava Rotten Crotch Disaster prendeva del lucido da scarpe e se lo passava sulle mutande, poi le gettava al pubblico. Era un vero istrione, già sulla cinquantina ma davvero un grande cantante.

James Kowalski è stato condannato per 84 capi d' accusa per molestie a minore e pornografia infantile. Stà scontando una pena di 700 anni di reclusione.


mercoledì 26 maggio 2010

ONLYONESONG:New Bomb Turks - Wine and Depression (2000)

Se gli Stooges o gli MC5 fossero nati con l' hardcore si chiamerebbero NEW BOMB TURKS !

The Lyres - How do you Know 7'' (Sounds Interesting 1979)




Il mio corpo a cominciato a pulsare, un pallettico alle gambe e frenesi. O mamma..
Visione : Sting che balla in Quadrophenia. Elegante, sensuale e conturbante. Mamma mia, solo (quello che io definisco) il vero Rock'n'Roll mi fa' questo gradevolissimo effetto.
La causa del suddetto effetto è "Don' t Give It Up Now" dei Lyres, primo 7" pollici della band.
Niente di nuovo sotto il cilindro, tutta scuola mod, Creation, High Numbers, Fleur de Lys e via via.. ma anche un pò primi Stones e Chocolate Watchband, e anche un pò Count Five..mmh.. Roba che farebbe certo gola a Hivies, Go, e Kings of Leon, dico io.
Vediamo,..mmh ...Tappetino d' organo, ...ferrosi accordi con chitarra senza distorsione ma in saturazione brillante... cantato secco e anfetaminico per le strofe e, vocalizzi alla Bepop a Lula con il ritmo fisso sui piatti nel refrain, ecco.
Eh si, ..un pezzo davvero trascinante.
Ci fosse stato un assolo al fulmicotone di Wayne Kramer mi sarei messo a piangere.
Boh, forse sarà un pezzo come tanti altri ma io ci perdo le staffe.
Mi si appiccica meno addosso invece il lato A del singolo, "How do You Know", anche se è un buon pezzo. Chitarra Phaser e ritmo ossessivo calzante, i Suicide in veste Garage. Un modello utilizzatissimo da Sonic Boom degli Spaceman 3.

Se volete maggiori notizie sulla band andate QUI
Se sia ufficiale o meno non lo sò, ma potete trovare discografia e le varie Line-Up della band, che ricordo essere nata dalle ceneri dei DMZ.
Se vi piace il singolo e volete ascoltare altro della band andate su CapitanCrawl e cercate tra i milioni di blog come il mio.
Per quanto riguarda i video qui sotto, la prima versione di "Don't Give It Up Now" è tratta dal loro primo LP "On Fyre" ed è leggermente più leggera rispetto a quella del 7''. Idem per "How do you Know".
Il terzo video è ancora "Don't Give It Up Now", ma dal vivo nel 1984.


Band Memebers:
Jeff Conolly - Vocals and Organ
Rick Carmel - Guitar
Rick Coraccio - bass
Paul Murphy - drums

Side A How do you know
Side B Don't give it up now




sabato 22 maggio 2010

David Crosby - If I Could Only Remember My Name (Atlantic 1971)


Everybody's sayin' music is love


"If I Could Only Remember My Name" è davvero un atto d' amore.
Io l' ho sempre interpretato come il canto del cigno della congrega della baia, anche perchè dischi come questo poi non ce ne saranno più. Almeno per quelli di mia conoscenza.
Il gruppo è riunito in intimità, per un ultima ode alla sua stessa esistenza.
Uno straordinario addio.
Privo dei proclami dell' aereoplano Jefferson, esegue un volo più rarefatto, come nella migliore tradizione 'Crosbyana'.
Il momento di raccolta dopo gli avvenimenti, si rivela come un' ultima cena, i cui invitati sono tutti fantasmi.
Speciali però, perchè il cast è davvero stellare: ai soliti Stills, Nash e Young si aggiungono Frieberg dei Quicksilver, i Dead (senza Weir) e i Jefferson (insieme a Crosby sono la sezione Perro al completo), il cristallo canadese Joni Mitchell e il talentuoso batterista dei Santana, Michael Shrive. La supervisione è di David Geffen, il futuro produttore discografico.


Incastonati nell' album ci sono meravigliosi mantra di cori sognanti (Music is Love), lunghe cavalcate psichedeliche modello "Down by the River" (Cowboy Movie), e pezzi astrali che solo la penna del Crosby più ispirato può partorire (Laughing).


La copertina del disco (non questa qui accanto ma quella di inizio post) è uno scatto fotografico di Robert Hammer : il viso di Crosby con sguardo lungo e sognante viene sovraesposto ad un tramonto giallo-rosso. Sarò fissato ma per me è un funhouse west-coast. Teoria che trova conferma nel retro : altro primo piano di Crosby, stavolta senza aggiunte, a colori violacei porpora con sguardo decisamente più cagnesco.
Iggy con i baffi ?..


Il titolo dell' album, 'se solo potessi ricordare il mio nome', potrebbe dire tutto come niente.
Rimane lì, nell' aria. Impalpabile come la musica che lo contiene.


Personnel: David Crosby (vocals, guitar); Jerry Garcia (guitar, pedal steel guitar); Graham Nash (guitar, piano, background vocals); Neil Young (guitar, vibraphone, bass instrument, congas, background vocals); Jorma Kaukonen, Paul Kantner (guitar); Laura Allan (autoharp); Gregg Rolie (piano); Jack Casady, Phil Lesh (bass instrument); Michael Shrieve, Mickey Hart, Bill Kreutzmann (drums, percussion); David Freiberg, Grace Slick, Joni Mitchell (background vocals)

tracklist

01. Music Is Love
02. Cowboy Movie
03. Tamalpais High (At About 3)
04. Laughing
05. What Are Their Names
06. Traction In The Rain
07. Song With No Words (Tree With No Leaves)
08. Orleans
09. I’d Swear There Was Somebody Here
10. Kids and Dogs (bonus track)





giovedì 20 maggio 2010

Bad Brains - Bad Brains (Roir 1982)


L' ex Minutemen Mike Watt:
"Per suonare l' hardcore non hai bisogno di strofe e ritornelli, non hai bisogno di assolo, non hai bisogno di un cazzo ! "

E allora che cosa sono tutti questi cambi di tempo ?..e queste esecuzioni senza uno sbaffo ? e queste progressioni ricercate ?..ma insomma chi è questa jazz band esiliata nell' hardcore ?

Di gran lunga il migliore gruppo hardcore dal punto di vista tecnico, i Bad Brains hanno dominato musicalmente tutti i colleghi. Altre formazioni hardcore sono riuscite a creare una muraglia fatta di suono e velocità, ma i Bad Brains suonavano tutte le note e lo facevano anche sembrare facile. L' abilità creativa unita a una presenza scenica frenetica e all' evangelismo rasta hanno fatto nascere un fenomeno incredibile. I Bad Brains dovevano essere per forza IMMENSI.
Frase di Steven Blush tratta dal libro "American Punk Hardcore" di Steven Blush, 2007, Shake Edizioni.


Visto che ho parlato del notevole esordio dei Red Cross, mi è parso giusto sottolineare 'la band' hardcore per eccellenza che con il suo primo 7 pollici "Pay to Cum" è riuscita a impressionare tutto il movimento del nuovo punk tribale per velocitá, invenzioni e inedite fusioni tra raegge, punk, metal e jazz-rock.






I Bad Brains, originari di Washington, sono l' unica band hardcore formata esclusivamente da afroamericani. (Ho riletto questo articolo e questa cosa non è vera una sega, c' è stata un' altra band di soli afroamericani nel hardcore e addirittura antecedente ai Brains. A volte scazzo. Ma lasciamo perdere - andiamo avanti)
H.R. alla voce, Dr. Know alla chitarra, Darryl Jenifer al basso e Earl Hudson alla batteria.
Partono appunto in terreno jazz con traiettorie Corea e Mahavishnu Orchestra, ma vengono dirottati in lande punk dal loro primo cantante e tecnico del suono, Sid MacCray, fin da subito dimissionario e sostituito con l' arrivista ma notevole H.R..
La loro politica iniziale, per descriverla con un termine tanto caro nell' ambiente è molto DIY, 'do it yourself' ovvero 'fallo da solo', cioè produzione e autogestione della band.
C' è una peculiarità che li distingue dagli altri : un progressivo avvicinamento alla dottrina rasta.
L' ambizione, la bravura, ma soprattutto l' aspetto religioso, spinto su sentieri omofobici, decreteranno la loro fine musicale e politica; non prima però di dare alle stampe alcuni capolavori, tra cui il sopraccitato 45 giri d' esordio, "I against I" del 1986 e l' album newyorkese del 1982 per la mitica Roir, l' etichetta di Neil Cooper con incisioni limitate alle audiocassette (negli anni successivi verrano offerte sul mercato anche riedizioni in vinile e, successive, in CD).
Le quindici tracce contenute nell' album omonimo della ROIR documentano un incredibile talento che impressiona pubblico e colleghi. Non si tratta di una gara certo, ma la grandiosità dell' album permette l' uso di questi termini.
La voce di H.R. è una vipera posseduta che si staglia sopra insostenibili velocità. I suoni sono certamente più vicini ai metalli che ai ferri del punk, e quindi innovativi per formula. Pezzi come appunto "Pay To Cum", "Right Brigade" o "Sailin' On" diventano subito cavalli di battaglia.
Personaggi come Ian Mckaye ed Henry Rollins li indicano come luminari in materia.
I Clash impressionati li vogliono con loro in tour e Ric Ocasek dei Cars, così lontano dal mondo hardcore si ofrrirà per produrre l' album successivo, "Rock for Light" del 1983.



Bad Brains, per molti, 'la band'.

Drew Stone (The Mighty COs): Quando sarò in veranda con i nipotini gli racconterò del più grande gruppo che ci sia mai stato su questa terra, i Bad Brains.

H.R. - voce
Dr. Know - chitarra
Darryl Jenifer - basso
Earl Hudson - batteria


Sailin' On – 1:55
Don't Need It – 1:07
Attitude – 1:19
The Regulator – 1:07
Banned in D.C. – 2:12
Jah Calling – 2:31
Supertouch/Shitfit – 2:30
Leaving Babylon – 4:10
Fearless Vampire Killers – 1:07
I – 2:05
Big Take Over – 2:57
Pay to Cum – 1:25
Right Brigade – 2:27
I Luv I Jah – 6:24
Intro – 0:45




lunedì 17 maggio 2010

Red Cross - Red Cross EP (Posh Boy 1980)


Il pezzo dei Redd Kross che ho inserito nella timida rubbrichetta (ho fatto più o meno quello che fa' Brazzz) nata nel post precedente risale al 2007, ma nella loro discografia appare nell' irriverente ep "Teen babes from Monsanto" del 1984 insieme ad altre inaspettabili cover.
Il loro esordio invece risale al 1980 in piena esplosione hardcore.
Il gruppo che all' epoca si chiamava Red Cross (nome poi sostituito per evitare confusioni con l' omonima associazione umanitaria internazionale) è formato da giovani davvero in fasce. I fratelli McDonald , Steven alla batteria e Jeff alla voce avevano rispettivamente 11 (!) e 17 anni, e vi assicuro che solo degli imberbi adolescenti in fiamme come loro sono in grado di partorire punksong cariche di furia freschissima come "S & M Party" e "Cover Band".
Il power-pop dei successivi album (penso a "Neurotica" del 1987, considerato da molti come primo disco grunge) è già in parte presente in questo primo EP. Basta per questo ascoltare "Annette's got the hits".
Se non l' avete mai sentito non aspettatevi spigolosi e primitivi attacchi come Black Flag o Germs, ma bensì accattivanti melodie vicine agli X o agli inglesi Buzzcocks.
Che dire, un esordio fulminante per questi pischelli.

Credits:

Bass - Steve McDonald
Drums - Ron Reyes
Guitar - Greg Hetson
Vocals - Jeff McDonald


Tracklist:

1 Cover Band
2 Annette's Got The Hits
3 I Hate My School
4 Clorox Girls
5 S & M Party
6 Standing In Front Of Poseur

giovedì 13 maggio 2010

Nazz I - Nazz II - Nazz III (SGC RECORDS 1968-1969-1970/Sanctuary Records Group)




DO YOU LIKE POP ? DO YOU LIKE POP ? DO YOU LIKE POP ? DO YOU LIKE POP ? DO YOU LIKE POP ? DO YOU LIKE POP ? DO YOU LIKE POP ?DO YOU LIKE POP ?DO YOU LIKE POP ? DO YOU LIKE POP ?DO YOU LIKE POP ?DO YOU LIKE POP ?DO YOU LIKE POP ? DO YOU LIKE POP ?DO YOU LIKE POP ? DO YOU LIKE POP ?DO YOU LIKE POP ? DO YOU LIKE POP ?DO YOU LIKE POP ?DO YOU LIKE POP ?DO YOU LIKE POP ?
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Robert Antoni Keyboards, Vocals
Joel Brodsky Photography
Michael Friedman Producer, Photography
Patti Hobart Liner Notes
Chris Huston Associate Producer
Bill Inglot Remastering, Digital Remastering
Jon Landau Liner Notes
Thom Mooney Drums
The Nazz Group, Producer
Ken Perry Remastering, Digital Remastering
Todd Rundgren Guitar, String Arrangements, Mixing
Merf Sohmers Liner Notes
Stewkey Organ, Piano, Vocals
Bill Traut Producer
Carson Vanosten Bass, Guitar (Bass), Vocals

01 Open My Eyes
02 Back Of Your Mind
03 See What You Can Be
04 Hello It's Me
05 Wildwood Blues
06 If That's The Way You Feel
07 When I Get My Plane
08 Lemming Song
09 Crowded
10 She's Going Down
11 Nazz Radio Commercials [#]
12 Train Kept A' Rollin' (Outtake) [#]
13 Magic Me (Audition Tape) [#]
14 See What You Can Be (Audition Tape) [#]
15 Hello It's Me (Demo) [#]
16 Crowded (Demo) [#]
17 Open My Eyes (Non-Phased Demo) [#]
18 Lemming Song (Demo) [#]
19 The Nazz Are Blue (Live) [#]
20 Why Is It Me (Early Version of ''Lemming Song'' by Woody's Truck Stop, 1966) [#]
21 Hello It's Me (Mono Single Mix) [#]
22 Open My Eyes (Mono Single Mix) [#]












Robert Antoni Keyboards, Vocals
Patti Hobart Liner Notes
Bill Inglot Remastering, Digital Remastering
James Lowe Engineer
The Nazz Arranger, Group, Producer
Ken Perry Remastering, Digital Remastering
Todd Rundgren Guitar, Arranger, Horn Arrangements, String Arrangements, Mixing
Merf Sohmers Liner Notes
Carson VanOsten Bass, Vocals


01 Forget All About It
02 Not Wrong Long
03 Rain Rider
04 Gonna Cry Today
05 Meridian Leeward
06 Under The Ice
07 Hang On Paul
08 Kiddie Boy
09 Featherbedding Lover
10 Letters Don't Count
11 A Beautiful Song
12 Love Everywhere (Outtake) [#]
13 Sing A Song (Outtake) [#]
14 Sydney's Lunchbox (Outtake) [#]
15 Magic Me (Alternate Version) [#]
16 Kicks (Long Version) [#]
17 Not Wrong Long (Single Mix) [#]
18 Under The Ice (Single Mix) [#]














Robert Antoni Keyboards, Vocals
Patti Hobart Liner Notes
Bill Inglot Remastering, Digital Remastering
James Lowe Engineer
The Nazz Arranger, Group, Producer
Ken Perry Remastering, Digital Remastering
Todd Rundgren Guitar, Arranger, Horn Arrangements, String Arrangements, Mixing
Merf Sohmers Liner Notes
Carson VanOsten Bass, Vocals

01 Some People
02 Only One Winner
03 Kicks
04 Resolution
05 It's Not That Easy
06 Old Time Lovemaking
07 Magic Me
08 Loosen Up
09 Take The Hand
10 How Can You Call That Beautiful
11 Plenty Of Lovin'
12 Christopher Columbus
13 You Are My Window
14 Some People (Single Mix) [#]
15 Magic Me (Single Mix) [#]
16 Not Wrong Long (With Extended Intro) [#]
17 Meridian Leeward (Alternate Version) [#]
18 Letters Don't Count (Todd on Lead Vocal) [#]
19 Resolution (Todd on Lead Vocal) [#]
20 Only One Winner (Todd on Lead Vocal) [#]
21 It's Not That Easy (Todd on Lead Vocal) [#]
22 Take The Hand (Todd on Lead Vocal) [#]
23 How Can You Call That Beautiful (Todd on Lead Vocal) [#]
24 Forget All About It (Todd on Lead Vocal) [#]



venerdì 7 maggio 2010

John Lee Hooker - That's where it's at ! (Stax 1969)



"That's where it's at !" di J.L.Hooker è una raccolta pubblicata dalla Stax nel 1969, con registrazioni risalenti al 1961. In quell' anno Hooker è ancora residente a Detroit. Nasce a Coahoma di Clarkesdale in una delle solite piantagioni del Sud Americano e si spinge presto verso nord, in cerca di lavoro. Dagli anni 40 in poì la città lo rimbalza tra Boogie e Bulloni, legandolo in catena, incastrandolo nelle lamiere, ma regalandogli tuttavia periodici bagni nella vinilite. I dischi incisi sono tanti : decine di 45 giri e dal 60 in poi decine di album. Con band, ma spesso anche in solitaria, battendosi il tempo dei suoi boogie-blues con i piedi, come avviene in "That's where it's at !". All' epoca mister Hooker non ha un gran seguito e gira spesso con poca grana in tasca.



Un lento filo d' acqua bollente scende dalla bocca incrostata del rubinetto.
Prima un piede. Poi l' altro.
Poi tutta la gamba.
Anche l' altra.
Brividi sulla pelle ancora asciutta.
È questo ragno nello stomaco che voglio neutralizzare, così, più sù, nella testa, ho parlato con il nemico che mi sta' alle calcagna. L' ho affrontato, fermato, bloccato. Mi ha concesso la tregua. Un' ora, non di più. Ma mi basta. Certo, sono uno sbrigativo, io.



Hooker è una lucertola del blues. Sangue freddo, lingua sibilina e occhio vitreo. Immobile, ipnotico, incompatibile alle fessure strette del tempo, così indolente. Ma è proprio il tempo a scinderlo in due. Il primo corpo ha un corvo lucido sulla spalla. Il secondo una chitarra in grembo. Seduti uno davanti all' altro, si scrutano attenti. Un passo falso e tutto l' equilibrio salta via. Quello con il corvo batte il tempo con mani e piedi, l' altro sferra corde elettro-blues e mugugna alla donna di non andarsene.



Acqua bollente sulla pelle compiuta, un bicchiere colmo a metà di distillato e "That's where it's at !" di John Lee Hooker.
Prima le labbra, i denti freddi, e poi dalla gola scende giù, caldo come il petrolio della lampada e denso come la voce di Hooker, mentre l' acqua bollente scioglie le speranze e le tensioni.



Anche se nel disco le liriche sono spesso oscure e tante sono le richieste d' aiuto, nel timbro vocale di Hooker non sento quella disperazione caratteristica di molti bluesman del passato. Penso per esempio a Blind Willie Johnson o al sofferto falsetto di Robert Johnson, o agli orgogliosi e sofferti gospel di Ma Rainey.
Hooker è un beffardo, con il sogghigno sempre pronto, la risata stoppata; me lo disegno bello scaltro. Un bluesman maturo che si scrolla di dosso la remissione del passato. L' uomo del sud nel nord industrializzato.


Il ragno a bagno ha finito di tormentarmi. Le sue gambe pelose sporgono a cavalcioni dalla mia pancia e si protraggono fuori dalla vasca. Non lo sò quanto tempo è passato...l' ora è finita ?..devo rientrare ?..se mi addormento.. sarà il corvo a svegliarmi.


Se la vasca ce l' avete,
fatevi un bagno.







Credits:

John Lee Hooker Guitar, Vocals

Ron Albert Engineer
Kirk Felton Remastering
Beverly Parker Photography
Milton Smith Liner Notes
Henry Stone Producer
Honeya Thompson Art Direction
Chris Whorf Design


Tracklist:

01. Teachin' the Blues
02. Goin' to Louisianna
03. I Need You
04. My Love Comes Down for You
05. Baby Please Don't Go
06. I Just Don't Know
07. Slow and Easy
08. Two White Horses
09. Feel So Bad
10. Grinder Man

giovedì 6 maggio 2010

Limbus 3 - Cosmic Music Experience (Germanafon 1969)


Repulsione o attrazione. Indifferenza o curiosità.
Fastidio o totale concentrazione.
Queste sono alcune delle possibilità offerte dai Limbus.
Dischi come questo richiedono una partecipazione emotiva non sempre sostenibile.

Lontano dalla luce del sole, Limbus-terra è sentierio cavernoso, umido e frastagliato, onirico, nero come il figlio dello scorpione.
Oneway trip è un continuo cadere di pietrisco nelle tube, rigurgiti free stridori e molle, benedetto da Madre Dissonanza; un percorso a senso unico, senza sbocchi, un risveglio impastato con emicrania sudaticcia-possibile nuova perdita di conoscenza. Tutto, intorno alla bocca dello stomaco. Eccola arrivare: la Nausea.
Valiha zigzago mantra sospeso su metalliche corde tirate, in tregua, breve però.
Breughel's Hochzeitstanz soffia latrati, dita asciutte che strofinano l' arido - digrigna la testa infastidita.
La Nebbia melmosa di New Atlantis (Island Near Utopia) emerge da fondali di vermi. Tranci organici in putrefazione. La permanenza corrode e non capisco come possa apparire un Nuovo Mondo dagli Abissi. Ormai un pezzo della faccia mi deforma il pensiero e vortico inabile di riscatto. Si va' sempre più giù, senza ossigeno e l' odore attanaglia.
Svengo al suolo, vigile, muto. Sembra, per un attimo, la disperazione calmarsi. Libra e volteggia la corda del respiro e l' aria lucente filtra dal soffitto di roccia : trascendo mentre la cerimonia funebre ha inizio.
È questa la fine ?

Line-up / Musicians
- Odysseus Artnern / various instruments
- Bernd Henninger / various instruments
- Gerd Kraus / various instruments

Various instruments: bass / guitar, vocals / flute, guitar, vocals

Songs / Tracks Listing
1. Oneway Trip
2. Valiha
3. Breughel's Hochzeitstanz
4. New Atlantis (Islands Near Utopia)

mercoledì 5 maggio 2010

Voice of the Seven Woods - Voice of the Seven Woods (Twisted Nerve/Tchantinler 2007)



Sono rimasto davvero basito all' ascolto di Voice of the Seven Thunders.
Il gruppo capitanato dal chitarrista inglese Rick Tomlinson libera sonorità acide degne dei migliori Ozric Tentacles, flussi acustici debitori tanto a Fahey quanto a Davy Graham, ma soprattutto imponenti suoni kraut che si possono accumunare senza ombra di dubbio ad una su tutte le band del rock cosmico : gli Amon Düll II.
Provate ad ascoltarvi "Out of the Smoke" a volume sostanzioso e appena terminata fatevi un ripassino con "Archangelus Thunderbird" dei Düll. Suvvià, la lezione i ragazzi l' hanno imparata davvero bene.


Sono queste fottuttissime scali orientali...
Tutta la musica dovrebbe avere delle scale orientali !
Perché le scale orientali non sono prime in classifica !!??
Perché le scale orientali non sono importanti come il Blues??!!


Si, si, sono rimasto sorpreso..proprio due post fà elucubravo sulle differenze incolmabili tra dischi del passato e quelli del presente ed eccomi subito smentito. Molto bene.
È così che tengo viva la passione.

Da cosa nasce cosa, o meglio, da link nasce link, cosicché mosso dal passo gambero, finisco a sbattere le antenne nel precedente "Voice of the Seven Woods".
Qui Tomlinson suona prevalentemente acustico ed è aiutato dal bravo batterista Chris Walmsley e dal bassista Pete Hedley. Le composizioni sono oriental-psichedeliche, quasi raga (fanno capolino l' oud ed il sitar) e, per la naturale propensione all' intarsio, sono tutte strumentali, eccetto la sognante "Silver Morning Branches". Il finger picking di Tomlinson è brillante, ipnotico quanto basta e dilatato nei ricercati arpeggi. Trilli e terzine di turche provenienze, scintillano nello spazio acustico appena creato. Certi passaggi mi hanno ricordato un altro gruppo tedesco del passato, gli Agitation Free.
Rinnovo l' invito all' ascolto dead freaks !


Credits :

Guitars, vocals, sitar, oud: Rick Tomlinson
Drums, percussion: Chris Walmsley
Bass guitar, violin: Pete Hedley

Tracklist:

1. Sand & Flames
2. Sayat Nova
3. The Fire in My Head
4. Silver Morning Branches
5. Second Transition
6. Valley of the Rocks
7. Underwater Journey
8. Return From Byzantium



domenica 2 maggio 2010

Voice of The Seven Thunders - Voice of The Seven Thunders (Tchantinler 2010)


Non ho parole.
Se volete ne parliamo.

Credits:

Chris Walmsley Percussion, Drums
Carim Clasmann Mastering
Rory Gibson Bass
Jimmy Robertson Engineer, Mixing
Bradley Sanders Design, Photography
Ricky Tomlinson Synthesizer, Guitar, Cornet, Vocals, Engineer, Mixing, Electronics


1 Open Lighted Doorway :15
2 Kommune 3:41
3 Out Of The Smoke 2:16
4 Third Transition :28
5 The Burning Mountain 2:59
6 Dry Leaves 3:35
7 Dalälven 3:24
8 Cylinders 7:00
9 Set Fire To The Forest 8:35
10 Disappearances 3:00




mercoledì 28 aprile 2010

Tamam Shud - Evolution (CBS 1969 - E.M. 2007)


I Tamam Shud sono Australiani, di Sidney. Formati nel 1967 dalla naturale evoluzione di una surf band. "Evolution" è il loro esordio per CBS.

Oggi di dischi così non se ne sentono. C' è altra roba si. post-rock, shoegaze, noise, dub, industrial, punk (esiste ancora?..), stoner, revival e cha-cha-cha. Ma di rock psichedelico con queste dinamiche nemmeno l' ombra. Dead Meadow?..Go ?..Radio Moscow ?..Buffalo Killers ?..No no e no. Menomale (e mi stupisco) che le perle dei sixties non finiscono mai.
Altri tre dischi per capire di che parlo ?.."Psychedelic lollipop" dei Blues Magoos, l' omonimo degli Other Half, "Distorsions" dei Litter..tutto chiaro ?..non ancora ?..beh allora pensate a questo :
riverberi-fuzz-timpani & timpani, cori cori e poi cori, anime soul a bagno nei Watt, pelli sabbiate e sei corde ritmiche dense come il Mercurio. Valvole !! Cristo santo !
Nella testa qualcosa inizia a muoversi ?..dategli una spinta, ascoltatevi l' inizio bombardante di "Mr Strange", modello Atomic Rooster a tutta birra, o le progressioni jazzate della contagiosa "Lady Sunshine", un pop toccante che esplode ad ogni refrain, oppure l' avvolgente "Music Train" in bilico tra "Kick out the Jams" e "Journey to the center of the mind", se non sazi fatevi pure l' inno marziale di "Falling Up" che capitombola nella psichedelia più torpida.
Mettiamola così, tutto l' album è un blues in saturazione.
Per non rovinare il disegno sonoro appena creato vi consiglio di lasciar perdere gli ultimi tre pezzi, bonus della ristampa. Sono del 1972 : "Bali Waters" una Crimsoniana Cadence and Cascade molto annacquata, "Got a Feeling" una debole ballata west-coast e "My Father told me" un boogie country rock, forse l' episodio migliore dei tre. L' album è tutta un' altra storia.

E non ditemi che sono un reazionario.
Ora vado ad ascoltarmi un pò di Storm and Stress, tiè.

Credits:

Lindsay Bjerre - vocal, guitar
Peter Barron - bass
Tim Gaze - guitars, piano
Dannie Davision - drums

01 - Music Train
02 - Evolution
03 - I'm No One
04 - Mr. Strange
05 - Lady Sunshine
06 - Faling Up
07 - Feel Free
08 - It's A Beautiful Day
09 - Jesus Guide Me
10 - Rock On Top
11 - The Slow One And The Fast One
12 - Too Many Life
13. Bali Waters [*]
14. Got a Feeling [*]
15. My Father Told Me [*]

[*] Bonus Tracks



martedì 27 aprile 2010

Circle Jerks - Group Sex (Frontier 1980)


Quattordici canzoni in diciotto minuti.
"Sulla prima tiratura abbiamo aggiunto quattro o cinque secondi tra un pezzo e l' altro perchè la gente non si sentisse derubata." (Greg Hetson [Circle Jerks/Red Cross]).
Non sono i fans, o meglio, i kids a sentirsi derubati, ma i loro ex compagni. Keith Morris proviene dai Black Flag e Greg Hetson dai Red Cross. Per l' esordio del 'supergruppo' hardcore della storia si vocifera un plagio : riff rubati alle vecchie band, camuffati con nuove invettive e proclami.
Sarà...a tutta risposta "Group Sex" è un gran disco per l' hardcore punk americano e i Circle jerks sono una delle band più dotate nel circuito. Sul podio insieme a Dead Kennedys, Bad Brains, Husker Dü e Black Flag e naturalmente Germs.

Live Fast, Die Young Kids !!
Radicali a 20 anni ma sempre vivi a 50. Che culo.

Broken Glass for Bart


Credits:
Keith Morris - voce
Greg Hetson - chitarra
Roger Rogerson - basso elettrico
Lucky Lehrer - batteria


Deny Everything (Keith Morris, Roger Rogerson) – 0:28
I Just Want Some Skank (Circle Jerks) – 1:10
Beverly Hills (Morris, Rogerson) – 1:06
Operation (Lucky Lehrer, Rogerson) – 1:30
Back Against the Wall (Circle Jerks) – 1:35
Wasted (Morris, Greg Hetson) – 0:43
Behind the Door (Circle Jerks) – 1:26
World Up My Ass (Rogerson, Morris) – 1:17
Paid Vacation (Circle Jerks) – 1:29
Don't Care (Morris, Brian Migdol, Greg Ginn) – 0:36
Live Fast, Die Young (Morris, Hetson) – 1:33
What's Your Problem (Morris, Rogerson) – 0:57
Group Sex (Jeffrey Lee Pierce, Circle Jerks) – 1:04
Red Tape (Morris, Hetson) – 0:57


lunedì 26 aprile 2010

The Dream Syndicate - Live at the Raji' s (Enigma 1989 / Rykodisc 2004)




Se avessi un viaggio da fare vorrei essere in qualche posto al sud, alzando polveri sul ciglio della strada con un bel ferro vecchio sotto le chiappe.
Con carrozzeria marrone insanguinata di ruggine.
Io e te
e nello stereo i Dream Syndicate.
Si, perché se avessi una band baby, vorrei suonare proprio come loro. Due chitarre, basso, batteria e un pugno di canzoni fresche come le rose e rosse come il vino.
È arrivata la primavera gente.

Uno dei live più esplosivi della storia rock'n'roll, in edizione rimasterizzata e finalmente...integrale.

Imperdibile.

Dream Syndicate:
Paul B. Cutler, Steve Wynn (vocals, guitar)
Mark Walton (vocals)
Dennis Duck (drums)

Audio Remasterer: Jeff Lipton.
Recording information: Raji's, Hollywood, CA (01/31/1988).
Additional personnel: Peter Case (harmonica)

Disc 1
1 See That My Grave Is Kept Clean
2 Still Holding On To You
3 Forest For The Trees
4 Until Lately
5 That's What You Always Say
6 When You Smile
7 Burn
8 All Along The Watchtower
9 Tell Me When It's Over

Disc 2
1 Merrittville
2 The Days Of Wine And Roses
3 The Medicine Show
4 Halloween
5 Boston
6 John Coltrane Stereo Blues

domenica 18 aprile 2010

Stroke: Songs for Chris Knox (Tall Dwarfs) (Merge Records 2010)



Eccetto qualche granello non ne sò ancora una cippa di questa sabbia di band, ma sò una cosa.
Sò chi è Chris Knox.

L' inarrestabile Webbatici di Tuning Maze mi ha fatto conoscere i Tall Dwarfs, ed io ne sono rimasto folgorato per tutte le vibrazioni BarrettVelvetSuicideByrds annusate. Sono un duo neozelandese molto creativo, minimale, a tratti sperimentale e spartano negli arrangiamenti (chitarre, drumbox, casiotone e eventuali aggeggi vari), si alternano agli strumenti come api sui pistilli e ogni loro pezzo sembra un album in se. Sono a capo della comune pop del posto con un quattro piste in costante produzione. L' etichetta che registra i loro lavori e quelli dei gruppi fratelli è la label indipendente Flying Nun.
Questa compilation è un opera di solidarietà economica per la riabilitazione necessaria dopo l' improvviso colpo ('stroke') di Chris Knox, uno dei due membri dei Tall Dwarfs.
Come spesso succede nei tributi la qualità delle cover è altalenante, in stretta relazione ai propri gusti musicali, sicchè...

tralasciandomi dietro le simpatiche canzoni come "Glide" di Alec Bathgate o "Round these walls" di The Token Tones (and friend) o le zuccherose caramelle pop come "Not Given Lightly" di Boh Runga
mi sono immerso in "Lapse" la meravigliosa carezza di Bill Callahan (Smog), davvero splendida,
nella nuda speranza di Will Oldham, che solo un lamento di vero dolore può sussurare,
nella religiosa e fraterna melodia di "The Other Skin" di Shean Donnely,
ai Lambchop in puro trip Roxy Music (un' acustica "In Every Dream Home a Heartache"),
nel Barrett in salsa stoner (solo voce e chitarra) di "The Mountain Goats",
alle atmosfere acustiche modello Robyn Hitchock di Jeff Magnum con "Sign the Dotted Line",
all' eterea "Coloured" dei Yo La Tengo,
agli echi tirannoglam di "Just Do It" di The Bats,
al carillon elettrico di Lou Barlow con "Song of the tall poppy",
alla sognante ballata acustica colorata con il raga di "I' ve Left Memories Behind" di Jay & Sam Clarkson,
alla discesa nel lato Tall Dwarfs sperimentale con "Napping in Laplande" dei The Nothing,
alle atmosfere Castanets di "The Slide" di Shayne Carter (una preziosità),
ai dirupi elettronici in saturazione dissonante di "Grand Mal" di Pumice,
al pop visionario a ritmo 'Clap your hands' di "It' s Love" di The Finn Family con un tempo di batteria figlio di Gene Krupa !..

Gli episodi che mi sono piaciuti meno sono decisamente i Genghis Smith con "Growth Spurt", una stucchevole e statica ballata alla Chumbawamba, "Becoming Something Other" di Jordan Luck, un incrocio tra Simon Le Bon e U2, la sciapa minestrina di "Driftwood" dei neozelandesi The Verlaines. Ma sono gusti, ad altri potrebbero pure piacere.


Disc 1:

1. Jay Reatard – Pull Down The Shades
2. The Checks – Rebel
3. The Bleeding Allstars – Ain’t It Nice
4. Peter Gutteridge – Don’t Catch Fire
5. The Chills – Luck Or Loveliness
6. David Kilgour – Nothing’s Going To Happen
7. The Crying Wolfs – All My Hollowness To You
8. Stephin Merritt – Beauty
9. Portastatic – Nostalgia’s No Excuse
10. The Mint Chicks – Crush
11. Jay & Sam Clarkson – I’ve Left Memories Behind
12. Sky Green Leopards – Burning Blue
13. Shayne Carter – The Slide
14. Pumice – Grand Mal
15. Hamish Kilgour – Knoxed Out

Disc 2:

1. Boh Runga – Not Given Lightly
2. Red & Zeke (Feat. Bill Doss and Neil Cleary) – Bodies
3. Jeff Mangum – Sign The Dotted Line
4. Bill Callahan – Lapse
5. Genghis Smith – Growth Spurt
6. Yo La Tengo – Coloured
7. AC Newman – Dunno Much About Life But I Know How To Breathe
8. Alec Bathgate – Glide
9. Don McGlashan – Inside Story
10. Sean Donnelly – The Outer Skin
11. Lambchop – What Goes Up
12. The Mountain Goats – Brave
13. The Tokey Tones (and friends) – Round These Walls
14. The Bats – Just Do It
15. Bonnie ‘Prince’ Billy – My Only Friend
16. The Finn Family – It’s Love
17. Jordan Luck – Becoming Something Other
18. The Verlaines – Driftwood
19. Lou Barlow – Song Of The Tall Poppy
20. The Nothing – Napping In Lapland
21. Tall Dwarfs – Sunday Son