mercoledì 30 dicembre 2009

Kaleidoscope (USA) - Pulsating Dream (Acadia 2004)


La prima volta che ho ascoltato "Taxim" avevo circa 17 anni e pur non avendo grosse pulsazioni acustiche rimasi folgorato. Poi quella copertina così strana tra la litografia antica e i colori accessi degli anni sessanta con quel mappamondo...e questo nome, Kaleidoscope. Certo devi essere in bilico sul filo, oppure ansioso di aprire qualche porta ragazzino, allora sì, allora si !
All' epoca mi bastava ascoltare mille volte il vinile mescolando le note del retro-copertina con le mie fantasie per viaggiare in anse remote di fantasmagorici suoni. Oggi dopo aver metabolizzato la meraviglia riaccendo quel fuoco portando allo scoperto la storia di questo strabiliante ed UNICO gruppo americano.

Come al solito tutto si svolge nei primi anni 60.
Preistoria dei componenti:
David Lindley, di Los Angeles, respira arte cinematografica in famiglia, con colonna sonora proveniente da tutto il mondo. Il suo primo amore è il flamenco, che rivisiterà nel tempo con la miriade di strumenti a corda sotto le sue mani, banjo in primis.
Solomon Feldthouse prima di ritornare in America abita per qualche anno con i genitori in Turchia. È molto piccolo (10 anni) ma immaginatevi voi che cosa le sue orecchie riescono ad ascoltare. Non ve lo immaginate? Ve lo dico io, musica Persiana , Greca e Turca. Per dirla con una sola parola, musica medio-orientale. Mmh...
Chris Darrow, del South Dakota respira jazz dalla nascita, il padre suona sax e clarinetto e lui naturalmente impara dal vecchio. Ascoltare il Kingston Trio lo illuminerà sulla strada delle 6 o più corde.

Chester Crill nasce anche lui da genitori che suonano e cantano. Babbo tenore e mamma pianoforte. Ed è il pianoforte il suo primo strumento, all' età di dieci anni viene mandato a lezione, poi passa al clarino e al violino. Cresciuto un pochetto il ragazzo frequenta lezioni di armonica blues dal famoso bluesman Sonny Terry nel locale Ash Grove. Suoi compagni di classe sono Taj Mahal, (futuro membro dei Rising Sons insieme a Ry Cooder), e Al Wilson (poi nei Canned Heat)....e che studenti modello !
L'unico membro senza grosso bagaglio è il batterista John Vidicam, ma non sfigurerà affatto nell' ensemble.
Prima dei Kaleidoscope Lindley e Darrow si erano già incontrati nelle loro svariate militanze in piccoli gruppi garage e traditional. Darrow mette su i Floogs, e le atmosfere si fecero più psichedeliche. Quando i due si uniscono insieme parte del repertorio dei Floogs viene reinterpretato dai Kaleidoscope.
Pulsating dream è del 2004. 3 cd che raccolgono interamente i loro primi, fondamentali, 4 dischi. All' epoca uscirono per la Epic Records, ma non ebbero grande successo commerciale. Solo per gli addetti ai lavori i Kaleidoscope sono un gruppo eccezione. Pensate che, nel 1968 Jimmy Page in embrione con i New Yardbirds (futuri Led Zeppelin) si fà un giretto all' Avalon Ballroom in California a vedere proprio i Kaleidoscope in azione. Ritornato in patria entusiasta, comincia ad usare archetti da violino sopra corde di chitarra, sicuramente influenzato dall' elettrificazione che gli americani facevano di strumenti inusuali.

Per il resto come dicevo, i Kaleidoscope non raccolsero enorme successo. Troppo avanti erano le loro incursioni etniche, troppo poco orecchiabili i pur brevi pezzi composti,quindi inadatti per il passaggio in radio, troppo lunghe le suite acustiche. Eppure trovare musicisti così preparati e colti con un inquieta ed insanabile voglia di sperimentare un miscuglio tra rock, folk, blues e medio oriente era davvero difficile.
Per non farla troppo lunga ancora, vi invito ad ascoltare i loro pezzi uno ad uno, segnalandovi semplicemente alcune perle:
Dal primo disco "Side Trips" l' eccelente composizione di Chris Darrow "Keep your mind open", considerata dalla rivista Mojo uno tra i migliori pezzi psichedelici della storia.
Da "A beacon from mars" le due monumentali suite acustiche (dal vivo!!!) "Taxim" e "A beacon from mars".
Da "Bernice" il trascinante boogie psichedelico di "Chocolate whale".


Tracks

Egyptian Gardens (Feldthouse)
If the Night (Darrow)
Hesitation Blues (Poole)
Please (Feldthouse/Freedman)
Keep Your Mind Open (Darrow)
Pulsating Dream (Darrow)
Oh Death (Reedy)
Come on In
Why Try (Lindley)
Minnie the Moocher (Calloway/Gaskill/Mills)
Elevator Man (Feldthouse)
Little Orphan Nannie (Crill / Darrow)
I Found Out (Shackleford)
Greenwood Sidee (Traditional)
Life Will Pass You By (Darrow)
Taxim (Kaleidoscope)
Baldheaded End of a Broom (Traditional)
Louisiana Man (Kershaw)
You Don't Love Me (Cobbs)
Beacon from Mars (Kaleidoscope)
Rampé, Rampé (Kaleidoscope)
Nobody (Cooper, Shelby)
Love Games (Kaleidoscope)
Egyptian Candy (Kaleidoscope)
Hello, Trouble (Church/McDucc)
Just a Taste (Kaleidoscope)
Lie To Me (Brotman/Feldthouse/Lagos/Lindley/Parcely)
Let the Good Love Flow (Lindley/Smith)
Killing Floor (Howlin' Wolf)
Petite Fleur (Tournemire)
Banjo (Lindley)
The Cuckoo (Traditional)
Seven-Ate Sweet (Feldthouse/Lagos/Lindley/Parcely)
Chocolate Whale (Feldthouse)
Another Lover (Lindley)
Sneakin' Thru the Ghetto (Crill/Lagos)
To Know Is Not to Be (Lagos)
Lulu Arfin Nanny (Brotman/Crill/Darrow/Feldthouse/Lagos/Lindley)
Lie and Hide (Brotman/Crill/Lagos/Lindley)
Ballad of Tommy Udo (Lindley)
Bernice (Crill)
Soft and Easy (Feldthouse)
New Blue Ooze (Brotman/Crill/Feldthouse/Lagos/Lindley)
Sefan (Traditional)
Why Try (Single Version) (Lindley)Tracks

David Lindley (vocals, guitar, banjo, mandolin, violin);
David Solomon Feldthouse (vocals, guitar, dobro, oud, bouzouki, vina, oud, droumbeg, saz, bass);
Chris Darrow (vocals, guitar, mandolin, bass);
Jeff Kaplan (vocals);
Chester Crill (violin, harmonica, keyboards);
John Vidican, Paul Lagos (drums)









sabato 26 dicembre 2009

The Surprise Packcage - Free Up (LHI - 1968)


Quante volte l'avete ascoltato "In-A-Gadda-Da-Vida" degli Iron Butterfly ? Se lo avete fatto tante volte questo è il disco che fà per voi...se non l'avete mai fatto..allora forse è meglio prima ascoltare i Butterfly e poi questo..
questo disco è prorpio suo figlio legittimo: parlando in lingua vinile ci sono cinque pezzi sulla facciata A e una lunga suite sulla facciata B. Proprio come "In-A-Gadda-Da-Vida".
La voce soul-tragica di Rob Lowery ha meno imponenza di quella di Doug Ingle (Iron Butterfly), ma ben si amalgama al lamento fuzz della chitarra di Greg Beck.

Il gruppo è di Seattle e suona dal 1966, ma il loro unico 33 giri vede la luce solo nel 1968 grazie a Terry Melcher, famoso produttore della Columbia Records. (Terry è figlio di Doris Day e produttore di "Mr.Tambourine Man" dei Byrds).

1.New Way Home
2.100% Vision
3.Breakaway
4.Supporting Cast
5.Social Disease
6.Free Up

GREG BECK gtr, vcls
KIM EGGERS sax, vcls
MICHAEL ROGERS keyb'ds, bs, vcls
FRED ZEUFELDT drms, vcls
ROB LOWERY ld vcls

lunedì 21 dicembre 2009

Cat Mother & the All Night Newsboys - Albion Doo-Wah..(Polydor 1970)


Ma dico io...non è mica possibile che un disco del genere sia sepolto e sommerso...
A volte certi dischi dopo averli ascoltati te lo spieghi perchè non abbiano avuto successo, ma di fronte a long-playing come questo il discorso non quadra e il caso trascende nel mistero.


Gruppo nato a New York nel 1967 spesso presente nella programmazione del Café Wha?. Amici di Jimi Hendrix, si fanno produrre da lui il primo singolo e il loro primo album. Si vocifera anche che il mago della stratocaster vi suoni pure dentro, ma non ho trovato conferme per questo.
I membri della band sono quasi tutti polistrumentisti: Bob Smith alla voce, tastiere e batteria, Roy Michaels voce e basso, William David "Charlie" Chin voce e chitarra, Larry Packer chitarra e violino e Michael Equine batteria e chitarra.
Nel loro primo disco "The Street Giveth... and the Street Taketh Away" del 1968 spadroneggia il rock'n'roll dei 50, poi dopo la dipartita del chitarrista Chin arriva Jay Ungar al mandolino , al violino, alla chitarra e fiddle e nel 1970 emigrano verso la costa ovest, a San Francisco. Qui registrano "Albion Doo-Wah" che è appunto fortemente influenzato dai suoni west-coast.
Nascono così pericolosi boogie-funk ("Riff Raff) con intermezzi di pura psichedelia ritmica, country compromessi con l' acid rock ("I must be dreaming" con un vago ricordo a "lousiana man" dei Kaleidoscope di David Landley o "Strike A Match & Light Another" con classica telecaster suonata in chicken pickin') oppure rock song di matrice newyorkese ("Been All Around the world"), simile ai Velvet Underground più mainstream.
Si chiude in bellezza con la loro versione di Hallelluia intotolata "Rise above it".
Copertina meravigliosa con lettere ricamate alla Rick Griffin, il popolare grafico della psichedelia west coast (sua la copertina di "Axomoxoa" dei Dead più numerosissimi poster dei festival e sua la copertina di "From the Birdcage" dei nostri connazionali Birdmen of Alkatraz). Per questo disco non sò se è sua l' artwork.





1.Riff Raff
2.Turkish Taffy
3.Boonville Massacre
4.I Must Be Dreaming
5.Last Go Round
6.Strike A Match & Light Another
7.Been All Around The World
8.Good Times
9.Theme From Albion Doo-Wah
10.Rise Above It


domenica 20 dicembre 2009

Antonello Cresti - Fairest Isle


Ecco lo sapevo, di nuovo a parlare di electric folk inglese. Questo tarlo rivelatore scavicchia sempre più in profondità e abbaglia il mio cammino con stupefacenti nuovi ascolti.
Questa volta però non si tratta di un disco.
Stò leggendo un libro, fresco fresco di stampa, di tal Antonello Cresti, critico musicale politico non tradizionale compositore, saggista, organizzatore culturale ma sopratutto profondo conoscitore della Gran Bretagna.
Il libro si chiama "Fairest Isle (l' epopea dell' electric folk britannico)" pubblicato per Aereostella.
Il libro è davvero una sorpresa importante nel panorama italiano perchè, come dice bene l' autore, colma il vuoto della saggistica italiana per il folk elettrico in terra d' Albione.
All' inizio Cresti descrive brevemente il controverso carattere dell' isola inglese per poi introdurre l' argomento con storiche considerazioni delle origini musicali (fine ottocento-primo novecento).
I capitoli a seguire entrano nel merito discografico dei vari protagonisti, dando precedenza ai "titani" del genere, per poi arrivare a ensemble sconosciuti, ma non per questo di minor qualità, che hanno stampato i loro lavori in pochissime copie. Siamo tutti d' accordo con Antonello quando elogia la necessaria e ormai irrinunciabile rete Internet, sulla quale è abbastanza facile reperire questi dischi introvabili.
Sicchè cari figluoli, navigate e cercate, navigate e cercate.
Le band prese in esame sono tantissime. Dai più conosciuti Fairport Convention, Steeleye Span, Strawbs, Incredible String Band, Albion Band alla miriade di perle poco conosciute come i Comus, i C.O.B., i Magic Carpet, i Forest, i Chimera, solo per citarne qualcuno.
Il libro si legge davvero bene, e dopo una prima lettura riesumante tesori sommersi, ben si addice a opera di consultazione successiva.
Se vi piace il genere non fatevela scappare, questi sono i libri che finite le stampe poi non si trovano più.

BUY THIS BOOK

giovedì 17 dicembre 2009

The Real Kids - The Real Kids (Red Star 1977)






John e Jonathan sono due amici, vivono a Boston, sulla costa est. Sono due con in comune le magliette a righe, rigorosamente orizzontali, bianche e blu e la passione per il rock 'n' roll. Per il resto sono proprio diversi. John porta il caschetto, come tanti garage-boys, Jonathan porta il ciuffo ribelle dei beatniks modelle Kerouac.
A John piacciono le feste con casino e droghe. A Jonathan le droghe non piacciono, le feste si, il casino no. John è un imberbe punk-rocker, Jonathan è un intelletuale del rock.

L' urgenza ormonale avvicina questi due nel primo nucleo dei Modern Lovers insieme a Jerry Harrison (poi professore di architettura, poi componente-ultimo aggiunto-dei Talking Heads del geniale David Byrne) David Robinson (poi nei Cars) e Ernie Brooks (poi nella band di Elliot Murphy). Nessun disoccupato eh?.
Come avrete capito, John (Felice) e Jonathan (Richman) non vanno d'accordo, così mentre il secondo continua l' avventura con la sua creatura, i Modern Lovers, John fonda i Real Kids.
Siamo nei primi anni 70, per l'esattezza 1972, e non ci sono tanti gruppi che suonano così.
Dopo la sbornia hippie le nuove orde giovanili sono incazzate e deluse, la rivoluzione non c'è stata ma soprattutto chi è arrivato tardi si è perso la festa. Creare un' alternativa è difficile, il nuovo folk rock non ingloba le pulsazioni degli inquieti giovinastri e il nuovo hard-rock si è ammosciato con il glam, il progressive poi non ne parliamo, troppo sfarzoso e ostentatore. Per simpatia allora ci si aggancia al garage sixties spazzando via quella marmellata psichedelica che a volte lo ricopre, si sfodera (sintetizzandoli) i vecchi giri rock'n'roll ("Solid Gold"-"Rave On"),si strizza l'occhio ai Velvet ("Just Like Darts") di New York ma soprattutto si affina il tutto con la lezione Detroit ("Reggae, Reggae") degli MC5 e di Iggy con i suoi Stooges che alla festa psichedelica non furono davvero invitati.
Oddio, a dirla tutta Iggy ci provò all' inizio battezzando il gruppo "The Psychedelic Stooges", ma nessuno ci cascò, troppo evidenti le ali distruttive della band, troppo oltraggioso lo spettacolo dell' iguana sul palco.


Definita l' ossatura musicale i Real Kids scendono in campo con classica formazione 2 chittarre basso e batteria. John Felice suona una chitarra secca e tagliente, i riff pescano a piene mani dal rock'n'roll di Chuck (Berry) e canta i pezzi con voce fresca e scivolosa, sembra quasi essere il vento a fuoriuscire dalla sua bocca. È un imberbe teppistello e crede di saperla lunga su tante cose. Non ha tempo di filosofare, ha solo voglia di divertirsi. L' aria che pompa il suo corpo è benzina erotica. John ha voglia di ragazze. Di tante ragazze. ALL KINDSA GIRL !


Nota: anche se i Real Kids iniziano a suonare nel 1972, nei primi anni eseguono solo concerti. Il loro debutto discografico è del 1976. Subito dopo si scioglieranno per continuare singolarmente progetti paralleli ( Taxi Boys-Primitive Soul- John Felice and The Lowdowns) Si riformeranno nel 1983.
Suonano tutt' oggi. Non è affatto difficile trovarli nelle rassegne odierne come testimoni del vero rock'n'roll dei 70.

Buon ascolto Kids!

Alan Paulino - bass, backing vocals
John Felice - lead vocals, guitar, chimes
Billy Borgiolli - guitar
Howard Ferguson - drums, percussion

SIDE ONE
All Kindsa Girls (John Felice) 3:37
Solid Gold (Thru and Thru) (John Felice) 2:00
Rave On (Petty/West/Tilghman)1:44
Better Be Good (John Felice) 4:12
Taxi Boys (John Felice) 1:47
Just Like Darts (John Felice) 4:37
SIDE TWO
She's Alright (John Felice) 1:44
My Baby's Book 2:59
Roberta (Smith / Vincent) 2:37
Do the Boob (John Felice) 2:16
My Way (E.Cochran) 1:57
Reggae, Reggae (John Felice) 5:01





lunedì 14 dicembre 2009

Country Funk - Country Funk (Fallout 1970-2008)


Devo ammettere che per l'ultimo post su Sandy Denny mi sono davvero immerso nel bosco inglese e non riesco più ad uscirne..vi premetto quindi che presto, molto presto tornerò a parlare di folk inglese.
Per adesso torniamo al rock americano con questi Country Funk.
Nativi di Boston, realizzano questo unico disco nel 1970. Ehi, non fatevi ingannare dal nome, di Funky qui non c'è traccia. Le armonie sono classiche west-coast con cori alla Crosby, Stills, Nash & Young, in alcuni punti addirittura più commerciali tipo America o Eagles. In generale credo che nella loro testa c'erano le canzoni dei Flying Burrito Brothers. Il disco comunque pullula di tanti bei fuzzoni e riff hard-rock.



Adam Taylor & Hal Paris - Guitar
Jim Lanham - Bass
Verne Johnson - Drums

01. Apart of Me
02. Phoebe (Mourning Pink)
03. Really My Friend
04. Not This Time
05. For Me
06. Poor Boy
07. A Way to Settle Down
08. When I'm Without You
09. Comin' In
10. If I Find a Way (Song of Love)
11. Another Miss
12. Want

sabato 12 dicembre 2009

Sandy Denny - No More Sad Refrains (The Anthology) (Island 2000)



A forza di leggere storie sulla vita dei protagonisti del rock uno si fa' un pò la
propria idea e magari la infarzisce un pò di leggenda, amplificandone gli aspetti più romantici o i lati più oscuri.
Ad esempio, riuscite ad immaginarvi la stanza di un albergo appena lasciata dal furioso giocherellone batterista degli Who, Keith Moon ? Oppure Neil Young che compone Old Man con il banjo giù al lago vicino al suo ranch a Topanga Canyon ? O ancora Syd Barrett basito e allucinato sul palco con Waters che lo guarda in cagnesco ?..
Bene, ci siamo capiti.
Adesso allora preparate i fazzoletti gente perché voglio raccontarvi la storia di Sandy Denny.
Meglio è, mentre proseguite la lettura, far partire la musica, la sua voce inizierà a muovere qualcosa dietro la vostra scatola toracica.

Sandy.

"Anche se la ragazza abita a Londra, io me la immagino in una casa in collina con mura in pietra, con un gran camino in cucina e i barattoli di spezie sul davanzale, proprio sotto alle tendine ricamate. C'è un vecchio cane fuori, sotto il portico, sonnecchia davanti alla porta e più in là, seduta sulla panca c'è Sandy. Di carne bianca e gote rosse pizzicate dalla nebbia mattutina. È nostalgica, e come sempre
pensa che la sua vita non è mai stata sua."

È la nonna scozzese che da piccola la avvicina alle canzoni tradizionali inglesi. I genitori non vorrebbero che Sandy vivesse con la musica, ma è la bellezza della sua voce, subito messa in risalto nel coro scolastico, che decide il suo destino. Sandy è ostinata e ha le idee chiare in testa.
Nei primi anni 60 frequenta i locali folk di Londra. Les Cousins, il Bunjies o lo Scots Hoose.
Dopo un' apparizione nel 1966 al programma radiofonico Fok Song Cellar della BBC, le sue prime registrazioni avvengono nel 1967 insieme all' amico Alex Campbell. È proprio lui a convincerla a registrare. Sempre nel 1967 accetta di entrare nel gruppo di Dave Cousins, gli Strawbs con i quali registra "All Our Own Work" e tra i pezzi che la vedono protagonista c'è anche quella "Who Knows Where The Time Goes?" (pezzo da lei scritto) che la rappresenterà per tutta la vita.


"È presto, ancora non è arrivato nessuno. Prende la chitarra e canta la sua
canzone Who Knows Where The Time Goes?
Ed eccolo il suo mondo.
Un piccolo angolo di bellezza, timido e disarmante, fiero e spettrale, condannato dalla propria natura."

Nel 1968 i Fairport Convention orfani della cantante Judy Dybl eseguono varie
audizioni per sostiuirla. Sandy Denny si presenta, e la leggenda vuole che sentitala cantare il gruppo la pregherà in ginocchio perché resti con loro.
L' alchimia che si crea tra i Fairport Convention e Sandy non avrà eguali nella
carriera della cantante, in quella del gruppo e in tutta la produzione discografica folk-rock in terra d' Albione. I tre dischi dati alla luce nel 1969 furono What We Did On Our Holidays, Unhalfbricking e Liege & Lief.
Grazie all' elegante chitarra di Richard Thompson, all' innovativo bassista Ashley Hutchings e al suonatore di violino Dave Swarbrick (quest'ultimo presente solo nel capolavoro Liege & Lief) l' intima voce di Sandy trova finalmente il suo naturale sottobosco.
Complice in tutto questo anche Joe Boyd, produttore americano infatuato dal genere folk inglese, che fù guida artistica pricipalmente per Sandy.
Dei tre dischi incisi c'è da dire qualcosa per Leige & Lief, loro indiscusso apice creativo. Durante il tour del secondo disco Unhalfbricking il bus che serviva agli spostamenti della band ebbe un incidente. Morirono il batterista del gruppo, Martin Lamble, e la ragazza di Richard Thompson, Jeannie Taylor.
Il produttore Joe Boyd per evitare lo scioglimento consigliò al gruppo un ritiro in una villa vittoriana vicino a Winchester. Le passeggiate tra le colline dell'Hampshire rigenerarono i componenti della band e la quiete assoluta respirata nei boschi donerà linfa magica alle canzoni composte.


"Suonando e cantando rimembra le dolci passeggiate nel bosco dietro la villa insieme ai suoi compagni. Il profumo della storia della sua terra l' abbraccia e la sostiene. La nostalgia, che sempre l' ha accompagnata si fa' sentire più forte adesso e lacrime
dolci scendono dai suoi occhi."

L' esperienza con i Fairport Convention per Sandy è miracolosa ma lei è ansiosa di creare qualcosa di più personale.
Nel 1970 lascia la band e forma in pochissimo tempo i Fotheringay nel cui organico finisce anche il futuro marito Trevor Lucas. Il loro unico disco è composto maggiormente da pezzi di Sandy e il risultato viene apprrezzato dal pubblico anche se i suoni magici dei Fairport non verrano eguagliati.
Ed è qui che nasce il calvario della cantante. Spinta dal produttore e dal marito, intraprende la carriera solista. Le consigliano di staccarsi dal folk, ormai troppo obsoleto per i tempi e la consigliano di imbracciare sonorità più moderne.
Le vengono fatti i paragoni con Joni Mitchell che in quel periodo si avvicina al jazz. Tutto questo la colpevolizza. Il suo amore per le tradizioni canore anglo-sassoni diventa un ostacolo alle vendite e Sandy inizia a bere più del normale accompagnando il liquido con tre pacchetti di sigarette al giorno. Sembra strano, ma la sua voce non ne risente. Nei suoi dischi solisti, lasciando da parte i pomposi arrangiamenti, si possono ascoltare ancora stupende canzoni.
Le liti con il marito sono furibonde e la personalità di Sandy viene inquinata dallo squallore.
Nel 1977 rimane incinta e per recuperare il matrimonio la coppia decide di emigrare negli states. Ma non partiranno mai. La nascita prematura di Georgia affonda il progetto.
Stremata dagli eventi Sandy beve ancora. Il marito Trevos all' insaputa della consorte vola verso l' Australia, portandosi dietro con se, e questa è la cosa più tragica, la piccola Georgie.
Siamo arrivati al 1978, Sandy torna dai genitori in Cornovaglia. A casa di un' amica casca dalle scale per colpa di una brutta sbronza. Si ferisce alla testa, ma i genitori per paura che la stampa la etichetti un' ubriacona evitano di portarla in ospedale. Dopo pochi giorni l' emoraggia celebrale fa il resto. Sandy muore in ospedale il 17 aprile 1978.

"Il giorno sta' per finire. Penso che adesso tornerò in casa a scrivere. E' strano, sono molti giorni che non passa nessuno. Che bella queste quiete inattesa."

Anche se prediligo gli album, ho scelto in questo caso, una compilation per coprire tutto il percorso artistico di Sandy. Ascoltare solo un disco non sarebbe stato lo stesso.

Nota al beneficio del dubbio:
Questa è la mia personale idea della vita di Sandy, ma forse la realtà è stata diversa. Il marito Travis forse ha cercato di salvare la figlia allontanandola da una madre inaffidabile.


Download Part 1
Download Part 2
Download Part 3

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DISC 1
01. Fotheringay (3:07)
02. Who Knows Where The Time Goes? (5:10)
03. Crazy Man Michael (4:40)
04. Farewell Farewell (2:40)
05. The Ballad Of Easy Rider (4:56)
06. Nothing More (4:38)
07. The Sea (5:33)
08. The Pond And The Stream (3:20)
09. Banks Of The Nile (8:10)
10. Late November (4:29)
11. John The Gun (4:39)
12. Next Time Around (4:25)
13. The North Star Grassman And The Ravens (3:30)
14. When Will I Be Loved (3:16)
15. Learning The Game (2:10)
16. Here In Silence (3:54)
17. Man Of Iron (7:38)

DISC 2
01. It'll Take A Long Time (5:15)
02. Quiet Joys Of Brotherhood (4:27)
03. Listen, Listen (3:58)
04. The Lady (4:02)
05. It Suits Me Well (5:07)
06. Solo (4:25)
07. Like An Old Fashioned Waltz (4:13)
08. Friends (3:34)
09. Carnival (5:47)
10. No End (6:37)
11. Stranger To Himself (2:20) demo
12. One More Chance (3:47) demo
13. For Shame Of Doing Wrong (4:31)
14. One Way Donkey Ride (3:38)
15. I'm A Dreamer (4:48)
16. All Our Days (7:28)
17. No More Sad Refrains (2:51)






giovedì 10 dicembre 2009

The Spirit - Model Shop (Sundazed 1968-2005)


"Randy ?..ehi Randy?"
"Si Jimmy..dimmi?"
"ehi amico volevo l'altro Randy, non tu!"
Jimmy James era stanco di fare confusione.
"Basta, visto che vieni da li, ti chiamerò Randy California!"
Jimmy James con i suoi Blue Flames non è altro che Jimi Hendrix alle prime armi e il signor Randy ribattezzato per non scambiarlo con un altro omonimo, è il futuro chitarrista degli Spirit, Randy California.
Terminata l' esperienza con i Blue Flames a New York, nel 1967 Randy se ne torna a Los Angeles e qui si unisce al nuovo boy friend della madre, il batterista Ed Cassady che vanta un curriculum di tutto rispetto nel circolo Jazz grazie alle sue collaborazioni con Monk, Cannonball Aderley, Gerry Mulligan e Lee Konitz. Sto po po' di drummer negli anni 60 è pure fondatore insieme a Ry Cooder e Taj Mahal dei Rising Sons, gruppo ante-litteram di un genere esplorato poi da band come i Kaleidoscope. Negli Spirit è il vecchietto del gruppo, più anziano di 20 anni rispetto a tutti.
Proprio grazie a Mr. Skin (soprannome questo affibbiatoli per la sua capa pelata!) e alla dolce psichedelia chitarristica, negli Spirit si assapora una forte influenza jazz.
Randy è sicuramente debitore del modo di suonare del suo amico Jimi, ma spesso usa chitarre semiacustiche mixate con forti bassi e assenza di acuti, proprio come per i chitarristi elettrici jazz tipo Kenny Burrell o Wes Montgomery.
Nel 2005 la Sundazed Records fa uscire un disco degli Spirit mai pubblicato all' epoca. Si tratta della colonna sonora per il film "Model Shop" di Jacques Demy's. Potete vedere la locandina QUI
Il gruppo lo registrò a cavallo tra il secondo disco "The Family That Plays togheter" e il terzo "Clear".
Se non li avete mai ascoltati questa è l' occasione giusta per avvicinarvi al loro suono..e se vi piace potrete cercare i loro primi, stupendi, tre dischi.

# "The Moving Van"
# "Mellow Fellow" (Cassidy, Locke)
# "Now Or Anywhere"
# "Fog"
# "Green Gorilla"
# "Model Shop I"
# "Model Shop II (Clear)"
# "The Rehearsal Theme"
# "Song For Lola"
# "Eventide" (Locke)
# "Coral" (Locke)
# "Aren't You Glad" (Ferguson)

The Band are:

Randy California (guitars, vocals)
Jay Ferguson (vocals, percussion)
Mark Andes (bass)
Ed Cassidy (drums)
John Locke (keyboard)





lunedì 7 dicembre 2009

The Rockets - The Rockets (Kitty Hawk Rec 1968)



Ieri leggendo l' ennesimo libro sugli avvenimenti musicali degli anni 60 ho scoperto una curiosità. Scoperto magari è una parola grossa, forse si tratta di una balla, ma chissà..che faccio ve la dico ? ...Ebbene lessi sul librucolo che dopo l' avvenuto sodalizio elettivo tra
Crosby Stills & Nash il quarto uomo prescelto non è stato fin da subito Young, ma altra persona nota. Chi è costui è presto detto, si tratta di Steve Winwood, che al tempo rifiutò. Il boss della Atlantic Ahmet Ertegun, fece allora ripiegare la scelta su Young.
Ma ci pensate dico io ...Crosby Stills Nash e Winwood oppure Crosby Winwood Stills e Nash..suona meglio? a parte i giochi di parole..vi immaginate come sarebbe stata diversa la storia del supergruppo ? Sarebbero stati ugualmente rappresentanti della Woodstock nation oppure si sarebbero immersi in terreni più sperimentali con il leader dei favolosi Traffic?
Devo ammettere che le possibili supposizioni mi intrigano tantissimo.
Tutta questa premessa per dire quanto può cambiare il destino di una band a seconda dei personaggi che ne fanno parte.

Un esempio di tutto questo sono i Rockets (poi Crazy Horse) di Danny Whitten, Billy Talbot e Ralph Molina. Nel loro cammino hanno avuto la fortuna di incontrare il canadese Young con il quale hanno intrapreso un sodalizio che dura tutt' oggi e che li ha trascinati fuori dal circuito underground.
Nascono come al solito sotto spoglie doo-woop nel 1963 appellandosi "Danny and the Memories" per poi evolversi negli anni seguenti in rock-band. L' anima della band è Danny Whitten. Le sue composizioni sono in bilico tra il country e l' acid-rock pescando in qua e là nel soul e nel sopracitato doo-woop. In pezzi come "Pill's Blues" ci sono i suoni di chitarre che daranno spina dorsale al disco di Neil Young con i Crazy Horse "Everybody this is nowhere". In più però c'è la
presenza del violino di Bobby Notkof che avvicina il suono ad ambienti folk non prettamente americani ma bensì inglesi. Elemento questo molto particolare che denota una certa apertura alla sperimentazione. (Nel periodo Youngiano non presenteranno più questo lato perchè lo sperimentare sarà prerogativa del solo Young con i suoi interminabili assoli sopra granitica e immota sezione ritmica di cavallo pazzo). Lo stesso violino poi verrà utilizzato nell' addio funebre ai Rockets composto da Young e i Crazy Horse "Running Dry (Requiem for the Rockets)" nel disco "Everybody this is nowhere". Il disco in questione non è niente di trascendentale ma le persone che amano Neil Young potranno udire la genesi del particolare suono dei Crazy Horse.
Per finire ricordo che nel 1972 Danny Whitten, ormai tossicomane, morirà per overdose di alcool e valium, a chiusura di una parabola discendente del suo stato psico-fisico, lasciando un grosso vuoto artistico nella line-up di cavallo pazzo e spingendo Neil Young nella profondità malinconica dei dischi "Times fade away" "Tonight's the night" e "On the beach".
I Crazy Horse si riprenderanno solo con l' apparizione di Frank "Poncho" Sampedro con il quale registreranno l' eccellente "Zuma".
Per dovere di cronaca poi, va sottolineato che nel gruppo dei Rockets hanno militato il pianista Jack Nitzsche e il chitarrista Nils Lofgren. Il primo, con un passato di collaboratore per il Wall of sound di Phil Spector è l' uomo dietro numerosi hit degli anni sessanta (Ike e Tina, Beach boys, Sonny Bono, Monkees) e collaborerà con i Rolling Stones per le parti di piano in numerose incisioni spingendoli poi alla svolta slide portando alla loro corte il superbo Ry Cooder. Più tardi poi sarà musicista per Willy DeVille. il secondo dal 1984 sarà spalla fissa di Springsteen sostituendo "Miami Steve" Van Zandt nella E-Street Band e incidendo contemporaneamente diversi album solisti. Tutti e due si ritrovano a fianco di Young in numerosi album.

Bobby Noktoff - Violin
Leon Whitsell - Guitar
George Whitsell - Guitar
Danny Whitten - Guitar
Billy Talbot - Bass
Ralph molina - Drums

01. Hole in My Pocket (D. Whitten)
02. Won't You Say You'll Stay (D. Whitten)
03. Mr. Chips (D. Whitten)
04. It's A Mistake (R. Molina-B. Talbot)
05. Let Me Go (D. Whitten)
06. Try My Patience (L. Whitsell)
07. I Won't Always Be Around (L. Whitsell)
08. Pill's Blues (G. Whitsell)
09. Stretch Your Skin (L. Whitsell)
10. Eraser (L. Whitsell)



domenica 6 dicembre 2009

Newport Folk Festival: Best of the Blues 1959-1968


Questa è una bellissima raccolta di veri bluesman del delta "riscoperti" dal pubblico del Newport Folk Festival.
Il festival nelle sue varie edizioni ha dato risalto maggiormente alla musica folk di artisti come Pete Segeer, Dave Van Ronk, Joan Baez e Bob Dylan, (Dylan si distacco dall' ortodossia folk con l' esibizione elettrica, tanto criticata dai puristi folk, nel 1965).
Dopo l'esplosione negli anni 20-30 il blues del Delta cade nell' oblio ed è grazie all' interessamento degli organizzatori del festival che personaggi come Skip James, Mississippi John Hurt o Son House possono vantare la doverosa visibilità nel mondo musicale. Il fenomeno verrà ribattezzato "Roots revival"
I loro pezzi hanno ispirato tutte le rock-band a venire. Il loro contributo involontario alla musica rock è imprescindibile.



Disc 1

01 Mississippi John Hurt - Sliding Delta
02 Mississippi John Hurt - Candy Man
03 Mississippi John Hurt - Coffee Blues
04 Mississippi John Hurt - Stagolee
05 Mississippi John Hurt - Here I Am Lord Send Me
06 Mississippi John Hurt - Pallet On Your Floor
07 Skip James - Devil Got My Woman
08 Skip James - Hard Time Killing Floor Blues
09 Son House - Preaching Blues
10 Son House - Death Letter Blues
11 Son House - Empire State Express
12 Son House - Son Blues
13 Bukka White - Aberdeen Mississippi Blues
14 Mississippi Fred McDowell - Louise
15 Mississippi Fred McDowell - If The River Was Whiskey
16 Muddy Waters - Walkin' Blues
17 Muddy Waters - I Can't Be Satisfied

Disc 2

01 Robert Pete Williams - Levee Camp Blues
02 Robert Pete Williams - Midnight Boogie
03 Robert Pete Williams - On My Way From Texas
04 Mance Lipscomb - Freddie
05 Mance Lipscomb - So Different Blues
06 Mance Lipscomb - God Moves On The Water
07 Jesse Fuller - San Francisco Bay Blues
08 Jesse Fuller - I Double Double Do Love You
09 Reverend Gary Davis - Samson & Delilah
10 Reverend Gary Davis - I Won't Be Back No More
11 Brownie McGhee & Sonny Terry - The Train is Leaving
12 Brownie McGhee & Sonny Terry - Drink Muddy Water
13 Brownie McGhee & Sonny Terry - Long Gone
14 Brownie McGhee & Sonny Terry - Key To The Highway
15 Brownie McGhee & Sonny Terry - My Baby Done Changed
16 Sleepy John Estes - Clean Up At Home

Disc 3

01 Lightnin' Hopkins - The Woman I'm Loving
02 Lightnin' Hopkins - Baby Please Don't Go
03 Lightnin' Hopkins - Shake That Thing
04 John Lee Hooker - Tupelo
05 John Lee Hooker - Bus Station Blues
06 John Lee Hooker - Let's Make It
07 John Lee Hooker - Great Fire Of Natchez
08 John Lee Hooker - Boom Boom
09 John Lee Hooker - I Can't Quit You Baby
10 Memphis Slim - How Long
11 Memphis Slim - Black Cat Crossed My Path
12 Memphis Slim - Harlem Bound
13 Memphis Slim - Piano Instrumental
14 Muddy Waters & Otis Spann - Blow wind Blow
15 Muddy Waters & Otis Spann - Flood
16 The Chambers Brothers - See See Rider
17 Paul Butterfield Blues Band - Blues With A Feeling
18 Paul Butterfield Blues Band - Born In Chicago


giovedì 3 dicembre 2009

The Frost - Rock'n'Roll Music (Vanguard 1969)


Ci deve essere qualcosa di magnetico al Grand Ballroom di Detroit, forse tutte quelle leghe di metallo lavorate nelle catene di montaggio emanano onde energetiche su tutta la città. Proprio in questo locale è stato registrato uno dei più entusiasmanti e feroci live della storia del rock, 'Kick out the Jams" degli MC5, per esteso Motor City Five. La città di Detroit, colosso industriale nel campo dell' industria dell' auto, dà i natali a numerose band arrabbiate.
Stooges e MC5 sono l' ala dura della scena, i primi più truci e nichilisti, i secondi più oltranzisti e comunitari. Ma ci sono anche band più vicine al rhythm'n'blues come Bob Seger System, o all' hard rock psichedelico come gli Amboy Dukes di Ted Nugent, gli SRC e i Frost.
Ecco appunto, i Frost. Dopo un primo disco dignitoso ma un pochino anonimo, i Frost di Dick Wagner, incido il secondo mischiando pezzi in studio e brani live catturati proprio al Grand Ballroom di Detroit. Le incisioni in studio ci presentano una band in forma con bravure tecniche per ciascun elemento. I pezzi sono debitori a forme già ascoltate di rock, "Sweet Lady Love" e "Black Train" sembrano usciti dalla penna dei Flying Burrito Brothers, "Donny's Blues" è un torrido blues alla Johnny Winter primo periodo, mentre "Linda" è una dolce ballata che ricorda tanto Paul McCartney.
Fino qua, tutto bene. Un bel gruppetto, come dicevo, con canzoni dignitosamente rock.
Ma ecco apparire il maledetto, l' infernale sudore luciferino, l' ansiogeno magone rivoluzionario. Con "Rock'n'roll Music" inno proto-punk si alza il sipario. Chitarre che naturalmente riverberate dalla hall del teatro grattugiano le orecchie degli ascoltatori mentre urli a squarciagola inneggiano al credo rock religioso. Si impazza con "Help me Baby", tenendo altissima la tensione. La batteria suonata come fosse sempre il finale del pezzo con salti sincopati su rullante e tom e piatti-piatti-piatti. La follia è generale. Si urla, si suda, avvolti dall' altissima energia. Una bolgia nella gabbia della sala da ballo. "We Got To Get Out Of This Place", il pezzo degli animali di Eric Burdon è sventrato, dilatato, distorto, totalmente trasformato in una lunga jam con solo di batteria a modello mitragliatrice. I soldati MC5 sghignazzano compiaciuti.
Sono solo tre pezzi all' interno del disco ma credetemi, è un disco nel disco, una band dentro un' altra band. Complice il luogo? ..non sò, ma è così evidente la diversa impostazione dal vivo della band da quella in sala d' incisione.
Un' altra cosa, io ho parlato di questi pezzi come se fossero in ordine conseguente nel disco, ma purtroppo non è così. Il loro ordine sparso camuffa la vera potenza dell' evento e quindi mi auspico l' uscita di una più rispettosa ristampa con l' ordine giusto. Meglio sarebbe venisse fuori l' intero concerto, che ne dite ?
[Per la cronaca, dopo i Frost il chitarrista Dick Wagner sarà la chitarra di Lou Reed in Rock'n'roll Animals.]


D. Wagner : lead guitar & vocals
D. Hartman : rhythm guitar, harmonica & vocals
G. Garris : bass & vocals
B. Rigg : drums

01 Rock and Roll Music 2:46
02 Sweet Lady Love 3:00
03 Linda 3:03
04 Black Train 2:40
05 Help Me Baby 6:41
06 Donny's Blues 7:47
07 We Got to Get out of This Place 12:08











martedì 1 dicembre 2009

The Big Three - The Big Three Featuring Mama Cass (Dunhill Records 1963)




Se vi piace sentir cantare voci talentuose questo è il disco che fa' per voi. I Big 3, come dice il nome, sono tre. James Hendricks, Tim Rose e Mama Cass. Sconosciuto il primo, gli altri due credo hanno fatto parlare di se. Tim Rose, cantautore nella fine degli anni 60 ha sfiorato la fama con l' interpretazione di 'Hey Joe', (conosciuta da tutti poi nella versione di Hendrix, che proprio a questa si rifaceva). Mama Cass è una delle due donne del gruppo Mamas and Papas. Con il loro hit 'California Dreamin' raggiungeranno un grandissimo seguito che li eleggerá porta bandiera della generazione hippie. Il loro succesivo coinvolgimento nell' organizzazione del festival di Monterey con Brian Jones degli Stones li renderà definitivamente consoli onorari della comune rock. Finiti i Mamas and Papas la nostra Cass incide ben 7 album solisti, uno di questi con Dave Mason ex-Traffic, morendo poi improvvisamente a Londra nel 1974 per un attacco di cuore.
Mi viene in mente un aneddoto su di lei che lessi in un libro sui
Beatles.
Il succeso planetario dei baronetti e l' unanime credo sulla importanza mistica e spirituale dei messaggi contenuti nelle loro canzoni aveva creato un clima di febbricitante attesa per le loro uscite discografiche. Terminato Sergent Pepper's, il gruppo usci dagli studio di Abbey Road con una copia in acetato del disco e si diresse a casa di Cass che abitava in una via traversa di King's Road. Alle sei del mattino aprirono la finestra e posizionarono le casse verso la strada e irradiarono a tutto volume i mistici e rivoluzionari messaggi del disco. Nessuno protestò per il volume e si dice che molti, chi alle finestre aperte e chi per strada fecero gesti di approvazione. Proprio come adesso eh?..
Ma questa è un' altra storia.


Nei pezzi che sentirete nel disco le voci sono in primissimo piano, la musica è prevalentemente acustica con chitarre contrabbaso e batteria. C' è anche qualche giro di chitarra elettrica alla Johnny Cash del tipo Sun Records.
Il trio si cimenta in fieri doo-woop, riferimenti al gospel e al country-blues, distaccandosi dagli altri gruppi vocali presenti sulla scena per la loro maggior affinità con il pop che verrà e per l' utilizzo completo degli strumenti (nei gruppi prettamente Doo-woop spesso la canzone è strutturata con l' ausilio delle sole voci). Si può benissimo dire che anche questo disco sia precursore del genere hippie corale della famiglia folk-rock. Mama Cass, insieme a John Phillips e la moglie, Michelle Gilliam e Denny Doherty. ne sarà poi regina con i Mamas and Papas.


-Breve escursus dei pezzi-

"Young girl's lament", primo pezzo, è una sad song in minore cantata dalla sola Cass, accompagnata dalle due chitarre. A sentirla cantare ci rendiamo subito conto di avere a che fare con una grande, 'big' appunto.
Ed ecco da dove nasce "Venus" degli Shockin Blue... ma da "the banjo song" dei Big three ! Sentire per credere ! È il secondo pezzo e qui cantano maschi e femmina. Simile nel refrain a questa è anche il pezzo "Grandfather's Clock".
"Winken, Blinked and Nod" è un' altra ballata sognante e trae spunto sia dal doo-woop sia dalle Love songs dei 50 prime in classifiche Billboard.
Si raggiunge la canzone perfetta con "Come away Melinda" con le sue ritmiche bolero e la sua progressione in crescendo. L' apice del trio, secondo me.
Ci sono blues ballads come "Wild Woman" dove la Cass bianca si destreggia molto bene, con una gran potenza vocale. "Noah's Dove" è un simpatico twist acustico molto sostenuto.
Ed ecco il country anfetaminico di "Come Along" e "Ho Honey ho", banjo e chitarra al fulmicotone, da rissa nel saloon !..e quanto fiato hanno in corpo questi tre !
"Tony and Delia" sembra un Johnny Cash ubriaco di tex-mex uscito dalla scuola mariachi.
Ciliegina per i fan dei Grateful Dead ! "Rider" è niente meno che "I know you rider", qui molto sostenuta nel ritmo con sezione ritmica di spazzole e contrabbaso. Naturalmente la loro versione è antecedente a quella dei Dead.
Con "Silkie" siamo nel folk del Greenwich Village di Pete Seeger, Phil Ochs e la Baez, luogo battuto infatti dai tre e da dove hanno tratto sicuramente ispirazione visto che gli anni erano proprio quelli.
"Ringo" è una canzone da cowboy tipo Bonanza e in maniera minore lo è anche "Down in the Valley". Mentre "All the Pretty Little Horses" è davvero dolce, una ninna nanna con Mama Cass sarta di perfette linee melodiche.
"Glory Glory" è l' alleluia nero compagno di pene trasformato in un treno carico di felicità.
Che trio gente ! Ce ne fusse !

# Mama Cass
# Jim Hendricks
# Tim Rose

1. Young Girl's Lament
2. The Banjo Song
3. Winken, Blinken And Nod
4. Grandfather's Clock
5. Come Away Melinda
6. Wild Women
7. Nora's Dove
8. Come Along
9. Tony And Delia
10. Ho Honey Oh
11. Rider
12. I May Be Right
13. Anna Fia (Feher)
14. Silkie
15. Ringo
16. Down In The Valley
17. All The Pretty Little Horses
18. Glory Glory








lunedì 30 novembre 2009

Claudio Rocchi - Il volo Magico N° 1 (Ariston/Vynil Magic 1971)


Ho sempre ascoltato poco la musica italiana per i seguenti motivi: troppe vocali che spingono la voce in stucchevoli refrain, assenza quasi totale di rocker con la R maiuscola, e nell' oscurità delle band minori putiferio marmelloso di progressive e niente vera psichedelia...ma, mi sbagliavo. Qualcosa c'è, e forse ce ne sarà anche altro ed io ne ignoro l' esistenza (quindi vi prego fate luce). Questo qualcosa si chiama "Il volo magico" e l' artista che ne ha dato la genesi è tal Claudio Rocchi. Niente chitarroni distorti o fuzz a fondo scala,no no, troppo facile fare così..il quadretto presentato è per la maggior parte tutto acustico.
La prima volta che ho sentito Il volo Magico, soprattutto gli 11 minuti del pezzo omonimo, ho stentato a credere si trattase di un italiano..forse un pò troppo stucchevole nei testi marcatamente spiritual-pacifisti ma così fresco nella musica facendo apparire tutto come una session improvvisata.
Cladio Rocchi di Milano è il bassista degli Stormy Six alla fine dei 60 con i quali registra (e compone la maggior parte dei pezzi) il disco "Le idee di oggi per la musica di domani". Poi, lascia la band trovandosi in disaccordo per la virata politica intrapresa dal gruppo. La sua carriera solista inizia con il disco "Il viaggio". Ma è "Volo Magico N° 1", suo secondo disco, che definisce meglio la sua linea originale.
Per maggiori notizie vi rimando alla pagina di Wikipedia che lo riguarda
QUI
Nel disco a suonare la chitarra c'è Alberto Camerini..chi si ricorda "Tanz Bambolina" ?..guardatevi questo..certo il Camerini qui presente è un gocciolino diverso eh?..
Vabbè vabbè..bando alla ciance..ascoltatevi questo dischetto e ditemi un pò che ne pensate.


band
Claudio Rocchi - voce, cori, chitarre, effetti sonori elettronici.
Alberto Camerini e Ricky Belloni - chitarre elettriche, chitarre acustiche. Eno Bruce - basso.
Eugenio Pezza - pianoforte, tastiere. Lorenzo Vassallo - percussioni, batteria.
Donatella Bardi - voce, cori.

1. Volo magico n°1
2. La realtà non esiste
3. Giusto amore
4. Tutto quello che ho da dire



domenica 29 novembre 2009

Rhinoceros - Rhinoceros (Elektra 1968)




Io sono cresciuto con il mito della Elektra Records. È stata la prima etichetta che mi ha stregato, sicuramente perché ero e sono un fan dei Doors. Quel logo fatto a "E" sopra i dischi della band di Los Angeles è sempre stato un marchio fascinoso e solenne. Tutti gli artisti che registravano per Elektra li ho poi comprati a busta chiusa, mi fidavo di chi ci stava dietro, e ho fatto bene.
Ma chi ci stava dietro ?..beh il nome che leggevo sempre era questo misterioso Paul Rotchild, produttore dei Doors e scova talenti dei 60. Paul è figlio di un uomo d' affari brittanico e di una cantante lirica della East Coast e grazie al successo avuto con i dischi dei Doors gli fù dato ampio margine, artistico ma soprattutto economico, per ulteriori progetti. L' uomo che gli permise tutto questo era il boss dell' etichetta, Jack Holzman. Jack fondò l' Elektra negli anni 50 specializzandola con il genere folk, ma negli anni 60 questa casa di produzione diventò fulcro del nuovo panorama rock.

Il progetto più ambizioso per Paul fù senza dubbio il 'super-gruppo' dei Rhinoceros. Nella band riuscì a raccogliere tutti i migliori (secondo il suo parere) musicisti della nuova corrente, si fece per così dire un gruppo quasi per se, realizzato grazie all' assenza di pressioni economiche e all' aiuto di un prezioso collaboratore, tal Barry Friedman, meglio conosciuto come Frazier Mohawk. Chi era costui ? Era l' uomo che aveva aiutato Stephen Stills a mettere insieme i suoi Buffalo Springfield e produttore poi nella primavera del 1967 dell' esordio discografico dei Kaleidoscope (naturalmente stò parlando dei Kaleidoscope americani).
Dulcis in fondo, questi due signori riunirono tutti i prescelti per la band in un summit a base di acido sulle colline dietro Los Angeles. L' evento teoricamente doveva creare un legame più spirituale all' interno della band. Secondo me, un gruppo deve nascere dalle canzoni scritte insieme o da uno o più leader, l'idea di creare una band a tavolino non è vincente, anche se i partecipanti sono validissimi. E forse è prorpio per questo che i Rhinoceros non hanno avuto quel successo sperato.
Nel disco però ci sono dei pezzi magnifici tipo Apricot Brandy e Same Old Way.
Ascoltatelo e ditemi che ne pensate..
Ultima cosa, non aspettatevi psichedelia dura. la psichedelia c'è ma in modo soft, qui siamo principalmente in terreno funky rhythm'n'blues con tanto riverberone che piace a me!
Buon Ascolto.



RHINOCEROS (1968)

1. WHEN YOU SAY YOU'RE SORRY (Gerber)
2. SAME OLD WAY (Finley)
3. APRICOT BRANDY (Weis/Fonfara)
4. THAT TIME OF THE YEAR (Gerber)
5. YOU’RE MY GIRL (I Don’t Want To Discuss It) (Cooper/Beatty/Shelby)
6. I NEED LOVE (Williams)
7. I'VE BEEN THERE (Gerber/Finley)
8. BELBUEKUS (Weis/Finley)
9. ALONG COMES TOMORROW (Gerber)
10. I WILL SERENDADE YOU (Finley)

Produced By PAUL A. ROTHCHILD

JOHN FINLEY – Vocals
ALAN GERBER – Vocals.Piano
DANNY WEIS – Guitar, Piano
DOUG HASTINGS – guitar
MICHAEL FONFARA – Organ, Piano
JERRY PENROD – Bass
BILLY MUNDI – Drums, Percussion




venerdì 27 novembre 2009

Patty Smith - Radio Ethiopia (Arista 1976)






INTRO - Ancora New York. Negli anni settanta c'è un locale che più di tutti da voce ad un urlo ribollente di una generazione eccitata. Il Cbgb's. Lontana dal concetto di quella precedente, farcita di buone vibrazioni e impegno sociale, questa generazione è figlia legittima della cricca Velvet-Factory-City lights. La nuova corrente viene chiamata new-wave, oppure punk, meglio ancora dire rock'n'roll. Da questo fermento scaturisce una forma di rock esistenziale, di natura urgente e poetica. Insieme alla semplicità e sfrontatezza delle chitarre elettriche i gruppi del Cbgb's mescolano il lato romantico e filosofico della vita nella metropoli, e più in generale dell' animo umano.



PATTY - Fin da piccola predisposta alla ricerca di messaggi rivelatori da trasmettere agli altri intreccia l' amore per la parola scritta, in special modo la poesia, con l' impulso ribelle del rock. Inizia la sua 'carriera' artistica con il fedele chitarrista e compositore Lenny Kaye, nonché archivista e super esperto di oscuro rock americano (sua la popolare raccolta Nuggets) eseguendo readings di poesie accompagnati da musica. Dopo poco tutto questo sfocia nel più amplificato e qualificato Patty Smith Group.
I primi dischi sono davvero tutti molto belli e per amore personale alzo la mano sul secondo, Radio Ethiopia, successore del capolavoro d' esordio che è Horses.
Con un inizio graffiante del riff di Ask the Angel si viene subito catapultati nel secco e vellutato suono della band. Le interpretazioni vocali della signora, allora signorina, Smith sono tutte toccanti e ricche di pathos. Passa dalla maestosità di timbro al singhiozzo vitale e riesce a creare un forte energia tutta sua. Patty Smith non è certo un artista che ha dovuto modellare la bravura nel corso dei suoi dischi, fin da subito tutto è francamente perfetto. Voce, parole, ritmo e melodia. Senza ostentazioni, ma bensì carico di urgenza essenziale il suono è unico e distinguibilissimo.
Secondo pezzo. Si passa a Ain't it strange, una marcia nebbiosa a tratti arrabbiata con quel cambio di tonalità nel centro-canzone, di un tono sopra che fa scorrere brividi di gioia e sudore freddo a chi ascolta.
Poi scivola intimo l' inizio di Poppies con sussuri e risa. Patty inizia a cantare quando il pezzo si trasforma piano piano in un funky stralunato, poi la sua voce si sdoppia ed entriamo in un terreno quasi onirico. È una mezza stregha.
Pissing in a River è una ballata malinconica che emoziona per intensità. Patty è meravigliosa e la sua voce penetra dentro al corpo sonoro della band affiatata e impeccabile. Si, il Patty Smith Group in questa prima formazione è davvero brillante e ricco e mai pomposamente prolifico di note non necessarie. Ecco l' essenzialità punk.
Di corsa si ritorna nel rock con Pumping (My Heart), un inno (Iggy) Pop simile a The Passenger. Come lei stessa dice, la signora è nata per il rock'n'roll.
Segue Distant fingers, valzer rock sognante e nostalgico, messo proprio qui a ricucire le ferite del dolore. Un dolore che è onnipresente nell' opera di Patty Smith, che arriverà poi al suo zenith con le morti ravvicinate del marito Fred "Sonic" Smith, chitarra dei MotorCity5, e del fratello Todd.
Con Radio Ethiopia e Abyssinia si chiude il disco tornando allo stato sognante. Mugugni, vagiti e sghignazzi sotto un mantra free di timpani e chitarre sature e lamentose.


1. Ask the Angels - 3:07 - (P. Smith - I. Kral)
2. Ain't It Strange - 6:35 - (P. Smith - I. Kral)
3. Poppies - 7:05 - (P. Smith - R. Sohl)
4. Pissing in a River - 4:41 - (P. Smith - I. Kral)
5. Pumping (My Heart) - 3:20 - (P. Smith - I. Kral - Jay Dee Daugherty)
6. Distant Fingers - 4:17 - (P. Smith - A. Lanier)
7. Radio Ethiopia - 10:00 - (P. Smith - L. Kaye)
8. Abyssinia - 2:10 - (P. Smith - I. Kralison - R. Sohl)

* Patti Smith - Voce
* Lenny Kaye - Chitarra, Basso, Voce
* Jay Dee Daugherty - Batteria, Percussioni
* Ivan Kral - Chitarra, Basso
* Richard Sohl - Tastiere, sintetizzatori